XV domenica T.O. – Anno A – 12 luglio 2020 (prof. Marco Forin)

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«Ecco, il seminatore uscì a seminare…» (Mt 13,3)
Al tempo di Gesù, il lavoro dei campi era considerato un lavoro umile,
faticosissimo e, soprattutto, legato ad una profonda incertezza poiché
imprevisti di ogni genere potevano far sì che l’annata fosse disastrosa
causando carestie a volte gravissime che decimavano le popolazioni. La
semina era un momento delicato, la semente era una materia prima
importante e un suo inadeguato utilizzo poteva essere uno spreco di risorse
preziose. Il seminatore della prima parte della parabola non sembra
particolarmente bravo a fare il suo mestiere: egli dovrebbe sapere su quale
terreno seminare. Perché seminare sulla strada, perché gettare il seme tra i
sassi o tra i rovi? Ci immaginiamo che lo stupore di chi ascoltava Gesù
veniva suscitato anche dall’apparente imperizia del seminatore che sparge il
seme abbondantemente ma quasi con noncuranza. Egli non sembra
preoccuparsi del frutto che porta il seme gettato, semplicemente semina. Il
perno focale di questa prima parte della parabola non è tanto il terreno sul
quale il seme è gettato, quanto piuttosto la necessità della semina. Ciascuno
di noi può immedesimarsi in quel seminatore della parabola: come lui siamo
invitati da Gesù a non demordere dal seminare, nonostante i frutti del nostro
lavoro a volte non si facciano vedere. Il messaggio di Gesù è chiaro: non
importa cosa avverrà dopo la semina, l’importante è seminare. Poche righe
dopo il racconto del seminatore, troviamo una differente spiegazione: ogni
tipo di terreno viene associato un modo di accogliere il seme. Questa
spiegazione, di tipo allegorico, sottolinea un altro aspetto importante della
semina e cioè il momento del portar frutto. In questo caso l’ascoltatore è
portato ad immedesimarsi nel tipo di terreno; ciascuno può cercare di
comprendere che tipo di accoglienza sa dare a ciò che viene seminato in lui.
La parabola e la sua spiegazione rappresentano dunque due aspetti della
stessa verità: la semina e il portare frutto. Su questi differenti momenti
possiamo riflettere ampiamente applicandoli alle nostre esperienze, concrete
o spirituali. Un ulteriore piccolo dettaglio: tra la parabola e la spiegazione,
troviamo un detto molto duro di Gesù che interpreta un passo di Isaia. Il
maestro ci dice chiaramente che le parabole, i suoi detti di vita, l’intera sua
stessa esperienza storica non potranno essere utili all’uomo che ha il cuore
indurito o l’orecchio pietrificato.
Per la preghiera e la riflessione
Quali momenti della mia vita sono momenti di semina, quali quelli di
accoglienza della parola?