XIII domenica T.O. – Anno A – 28 giugno 2020 (prof Marco Forin)

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«Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato». (Mt 10,40)
Il racconto della ricca donna di Sunem che accoglie il profeta Eliseo è caratterizzato da una particolare afflato devozionale da parte della donna nei confronti del profeta. Certamente Eliseo deve essere stato un profeta noto al suo tempo. La donna si preoccupa innanzitutto di rifocillarlo ogni volta che
passa di lì, poi addirittura fa costruire un ampliamento della sua casa per poterlo ospitare. La donna non domanda nulla per se stessa o per la sua famiglia, tuttavia il profeta si sente in dovere di sdebitarsi e le profetizza,
come nella migliore tradizione biblica, la nascita di un figlio. Si noti che i due atti non sono in proporzione tra di loro: al gesto ospitale della donna (quasi
un dovere per i popoli dell’epoca) corrisponde una benedizione vera e propria, la nascita di un figlio: in senso etimologico molti studiosi fanno risalire il concetto ebraico di benedizione alla capacità di generare vita, sia essa umana o animale. Naturalmente la benedizione/generazione è un atto che trova la sua origine in Dio stesso. Anche nel Vangelo di oggi troviamo il tema dell’accoglienza. E’ inserito in una serie di detti molto duri di Gesù ma sembra che proprio il riferimento all’accoglienza possa contribuire a comprendere il contesto. Innanzitutto si noti che vi è una relazione tra l’accogliere le persone (nello specifico parla dei discepoli che predicano, poi
dei profeti, dei giusti e dei bambini) e l’accoglienza di Gesù: chi accoglie
Gesù accoglie il Padre. I detti duri della prima parte possono essere compresi in questo modo: non si tratta di rifiutare qualcuno per seguire Gesù bensì di
imparare ad accoglierlo riconoscendo nel prossimo una strada per giungere al Padre rimanendo consapevoli che è lui la meta definitiva. La strada che Gesù
indica sembra dura, esclusiva nel senso proprio della parola, perché sembra chiedere assolutezza nel seguirlo senza se e senza ma. Per certi versi è vero, tuttavia si tratta di esclusività dolce che può e spesso deve passare attraverso il prossimo per incontrare Gesù.
La donna di Sunem che accoglie il profeta ne riceve la benedizione che è segno della presenza di Dio. Gesù ci indica la necessità di accogliere lui stesso presente negli altri, per giungere al Padre.

Per la preghiera e la riflessione.
In che modo so accogliere Gesù attraverso l’accoglienza del prossimo?