XII domenica T.O. – Anno A – 21 giugno 2020 (prof. Marco Forin)

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«Non abbiate paura, valete molto più dei passeri». (Mt 10,31).

Il Capitolo 10 del vangelo di Matteo è comunemente riconosciuto come uno dei 5 grandi discorsi che costruiscono l’ossatura dello stesso vangelo; in questo discorso Gesù si rivolge ai suoi discepoli dispensando loro delle istruzioni su come vivere la missione di annunciare il vangelo. Il breve stralcio del vangelo di oggi è un poco oscuro ed è caratterizzato dalla ripetizione, per tre volte, della frase “non abbiate paura” seguita da tre indicazioni di comportamento per i discepoli. Il primo “non abbiate paura” è l’invito a proclamare pubblicamente il vangelo: nel suo percorso terreno Gesù ha portato molto spesso le sue parole in mezzo alle folle ma gli evangelisti ci raccontano che frequentemente e intensamente si intratteneva con la ristretta cerchia dei dodici dedicando loro del tempo e formandoli privatamente (così deve essere intesa l’espressione “nelle tenebre”). La finalità di questa formazione riservata era preparare un gruppo speciale di persone che fosse in grado di sostituirlo nella predicazione. Dopo i momenti terribili della passione i discepoli scoraggiati hanno dovuto recuperare tutta la formazione speciale che Gesù aveva loro dato per comprendere appieno il significato dell’intera vita del Maestro, della sua morte in croce, della sua resurrezione. Un po’ come i discepoli di allora, il cristiano di oggi e di tutti i tempi è chiamato ad essere missionario del vangelo. Tuttavia non si può essere portatori della parola di Gesù senza aver passato un certo qual tempo insieme a lui lasciandoci formare dall’ascolto della sua parola.

Il secondo “non abbiate paura” è l’invito speciale che Gesù rivolge ai discepoli che al tempo della stesura del vangelo di Matteo probabilmente si trovavano già a fronteggiare delle persecuzioni: il superamento della condizione di sofferenza nella persecuzione suggerito da Gesù consiste nell’alzare lo sguardo su aspetti più essenziali dell’esistenza, oltre le sofferenze fisiche verso le profondità dell’anima e in prospettiva della salvezza eterna. Anche questo è un insegnamento che potremmo tenere buono per la vita quotidiana: nei turbamenti che capitano nella nostra vita, alziamo lo sguardo a Dio e riponiamo in lui la nostra fiducia. Ed è proprio nella direzione della fiducia che si muove il terzo “non abbiate paura”: come i passeri che sono nel cielo hanno valore per Dio a maggior ragione l’uomo ha valore nel cuore di Dio. Gesù invita qui i suoi discepoli (e l’invito è valido anche per noi oggi ) a rivolgersi al Padre con rinnovata fiducia.

Per la preghiera e la riflessione.

Cosa mi manca per essere un annunciatore del vangelo secondo le indicazioni di Gesù?