Corpus Domini – Anno A – 14 giugno 2020 (prof. Marco Forin)

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«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo». (Gv 6,51)
La terza ed ultima grande solennità di questo periodo liturgico, in coda al tempo di Pasqua e prima di rientrare definitivamente nel tempo ordinario, è la grande celebrazione del Corpus Domini, uno dei più difficili e imponenti misteri della spiritualità (sottolineo questa parola) cristiana. In relazione all’istituzione di questa Festa, si narra che nel 1263, un sacerdote
boemo in crisi di fede, si trovò a celebrare la messa nella chiesa di Santa Caterina a Bolsena. In quell’occasione l’ostia che il sacerdote dubbioso teneva
in mano sanguinò su un piccola tovaglia (corporale) steso sull’altare. Oggi quel corporale si trova custodito nel duomo di Orvieto. L’anno successivo (1264) Urbano IV a elevò a Solennità per la chiesa universale la celebrazione del Corpus Domini. Il problema di quegli anni – gli eventi e la produzione:teologica di quel periodo soprattutto grazie all’immenso Tommaso d’Aquino
lo dimostrano – era di interpretare questo grande mistero della fede cristiana.
Ma in realtà è un problema fin dagli albori della cristianità: nel vangelo di oggi leggiamo che i giudei si scandalizzano sentendo Gesù parlare di se stesso in termini di pane da consumare per avere la vita eterna: non riuscivano a comprendere appieno la portata di quelle parole. E il problema si
propone anche a noi, oggi: con quanta fede riusciamo a riconoscere Gesù vivo in quella minuscola particella rotonda portata in processione per le vie
delle città?
Una proposta, poco teologica, molto esistenziale: il mistero dell’eucaristia trova una sua spiegazione nell’accettazione del progetto di salvezza di Dio
per l’uomo. Ecco perché preferisco in questa occasione parlare di spiritualità;cristiana piuttosto che di dati di fede: il cristianesimo affonda le sue radici nella profonda consapevolezza che Dio cammina con l’uomo nella storia e
che l’uomo, se vuole, ne riconosce agevolmente le tracce nella propria vita.
Culmine dell’intervento di Dio nella storia è l’incarnazione di Gesù, il quale, semplicemente, ci dice che il quel pane e in quel vino c’è lui. Dio è qui, è; vicino: non servono troppe parole, basta guardare. Ben venga che ci siano: teologi che studiano per definire al meglio questo mistero, tuttavia la celebrazione odierna ci può aiutare a maturare nel nostro cammino Dio anche
senza troppe parole: basta fermarsi a contemplare quel minuscolo pezzo di pane. In esso Dio si rende quotidianamente disponibile per l’uomo; in esso l’uomo ha a disposizione la strada maestra per incontrare Dio.

 

Per la preghiera e la riflessione.
Di fronte all’eucarestia faccio mie le parole di Tommaso Apostolo: «Mio Signore e mio Dio!» .