S.Messa Crismale 2020 – l’omelia di S.E.R. Mons. Luigi Testore

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E’ molto bello poterci ritrovare oggi qui, dopo un periodo così difficile  e poter celebrare insieme questa Messa Crismale, che normalmente segna l’inizio del Triduo Pasquale.

“Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi”, l’oggi è per noi il ritrovarci insieme per rivivere le origini del nostro sacerdozio. Saluto quindi tutti voi cordialmente, ringraziandovi della vostra presenza, che è per tutti noi di conforto, pensando alla fatica di una quaresima e di un tempo pasquale  vissuti lontani tra noi e anche in qualche modo dalla nostra gente, anche se lodevolmente tutti si sono impegnati per costruire strumenti e ponti di vicinanza.

Possiamo oggi pensare  alle tematiche essenziali di questa Messa Crismale, prima di tutto all’unione forte tra di noi nella comunione presbiterale, alla nostra partecipazione al medesimo sacerdozio di Cristo. Dice la Lettera agli Ebrei :   “ Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e aver sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova” (Eb 2,18). Forse per tutti noi questo tempo è stato anche un momento di prova, quella prova quotidiana che tocca inevitabilmente il cammino della vita di ciascuno e che forse abbiamo avvertito maggiormente  in quella sorta di prigionia  in cui ci era impossibile vivere alcuni gesti fondamentali del nostro servizio.

Dice il Salmo 66: “Dio tu ci hai messo alla prova; ci hai fatti passare al crogiolo come l’argento. Ci hai fatto cadere in un agguato, hai messo un peso ai nostri fianchi. Hai fatto cavalcare uomini sulle nostre teste, ci hai fatto passare per il fuoco e l’acqua, ma poi ci hai dato sollievo”. Le prove e le esperienze confermano e permettono di approfondire.  Penso in particolare ai più anziani tra noi,
che hanno visto la guerra e la ricostruzione, il Concilio Vaticano II , le sue novità e le speranze che ha portato, poi  la secolarizzazione e il grande cambiamento della nostra società, le tante vicende della storia.  Ogni vicenda della storia ci aiuta a rimeditare l’essenziale.

Prima di tutto il primato del Vangelo nella nostra vita. La buona notizia di ciò che Dio è e di ciò che costantemente compie in noi e attorno a noi. Siamo sempre chiamati a riconoscere il primato e la presenza di Dio nella nostra vita e nella storia. Il primato che abbiamo la gioia  e il privilegio di proclamare in ogni Eucaristia. Il primato del Vangelo è la sorgente inesauribile da cui scaturiscono i frutti dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Questi atteggiamenti  sono come un criterio universale di giudizio per ogni cammino della Chiesa e per ogni attività pastorale. Ogni nostro impegno va valutato con la sua capacità di far crescere la gioia del Vangelo. Dovremmo sempre domandarci rispetto ad ogni azione che compiamo, ad ogni parola che diciamo,  qual è il contenuto di Vangelo, di buona notizia che comunichiamo. In che modo  ciò che stiamo facendo  fa crescere nel mondo  fede, speranza, amore, gratuità e perdono.

In questo contesto vive e cresce quella che chiamiamo fraternità presbiterale. Non si tratta semplicemente di rapporti buoni e amichevoli, di stima, di collaborazione. Si tratta di un mistero di unità, di riconoscerci generati e amati da un unico Signore, di contemplare e di vivere nelle nostre relazioni un riflesso di quella bellezza e gioia che  rifulge nel mistero della Trinità.

La vittoria pasquale di Gesù e appunto vittoria sul buio e sulla morte. E’ anche vittoria preparata per noi quando dobbiamo vivere momenti ardui o difficili.  Anche le difficoltà che sempre la Chiesa universale attraversa e in particolare le difficoltà della Chiesa in Europa oggi sono una prova che si inserisce certamente in un disegno di salvezza perché “si manifestino le opere di Dio” (Gv 9,3) anche nel nostro tempo.

Lo Spirito che ha edificato la Chiesa nascente, costruirà sempre anche il nostro cammino e ci guiderà alla ricerca del bene autentico che oggi è affidato anche a ciascuno di noi e alla nostra amata Chiesa locale.

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