Pentecoste – Anno A – 31 maggio 2020 (prof. Marco Forin)

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«Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». (Gv 20,22-23).
Gesù, soffiando sui discepoli, li investe della potenza dello Spirito allo scopo di perdonare i peccati. Si faccia bene attenzione alle parole che
accompagnano quel dono, sono parole pesanti, Gesù è categorico: ciò che i
discepoli perdoneranno verrà perdonato, il resto rimarrà non rimesso. Se ci si pensa, l’incarico è di un peso agghiacciante: chi si sente di assumersi la responsabilità di ergersi a giudice al posto di Dio e stabilire quali siano i peccati che possono essere perdonati e quelli che invece non devono esserlo?
Caricare gli uomini di un simile fardello, forse non era l’intento di Gesù.
Se risaliamo alle origini storiche della festa di Pentecoste scopriamo che è una festa ebraica ancora oggi celebrata (Shavuot) che ricorda la consegna delle tavole della Legge a Mosè. Prima ancora, risalendo all’antichità, era una festività pagana che celebrava il raccolto delle primizie della terra, in particolare il tempo della mietitura del grano. Nel caso del popolo ebraico la
festa richiama alle origini della costituzione formale dello stesso popolo:eletto e al suo patto con Dio, nel caso della festa antica siamo alla radice stessa della vita, la possibilità di raccogliere il frutto della terra per nutrirsene.
In entrambi i casi si tratta di una festa strettamente collegata con la vita e la sua origine. Torniamo ora al Vangelo: l’apparizione di Gesù ai discepoli è caratterizzata dal lascito-dono dello Spirito Santo accompagnato dall’incarico
del perdono. Lo Spirito pervade gli Apostoli in modo radicale, e li conduce fuori da quelle stanze dove si erano rintanati; quella porta che sbarra l’ingresso a chiunque (e al contempo impedisce l’uscita) è infranta dalla potenza dello Spirito consegnato dal Risorto. Lo Spirito Santo ha donato a quegli uomini una vita nuova. Anzi, potremmo dire che lo Spirito Santo che la Chiesa perpetua nei sacramenti, invoca nella preghiera e celebra nella festa di Pentecoste, è alla fonte della vita stessa.
Proviamo a rileggere ora il detto di Gesù sul perdono dei peccati: se il
peccato è qualcosa che ci allontana da Dio, cioè dalla fonte stessa della vita, allora convertirci dal peccato ci permette di riavvicinarci a Dio per riscoprire la nostra vocazione alla vita. Ciascuno di noi, secondo il ministero che gli è proprio, donando al suo prossimo il perdono nella forza dello Spirito si rende;partecipe di una rinascita, contribuisce a costruire quella pace che Gesù
augura ai suoi amici.

Per la preghiera e la riflessione.
Dopo aver invocato lo Spirito Santo, compio un gesto concreto di perdono
verso il mio prossimo.