IV Domenica Pasqua – Anno A – 3 maggio 2020 (prof Marco Forin)

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«In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore». (Gv 10,7)
Fin dagli inizi dell’era cristiana, l’immagine del pastore costituì una delle simbologie più diffuse, applicata in varie modalità e a differenti contesti. E’del tutto verosimile che Gesù stesso abbia usato questo registro di similitudini poiché in una società rurale che ben conosceva il mondo della
pastorizia la simbologia era efficace e poteva essere rapidamente intuita
anche da chi apparteneva ai ceti sociali minori.
Nel brano che leggiamo in questa domenica, la metafora agreste viene
elaborata da Gesù in due momenti intervallati da un commento
dell’evangelista che osserva come le persone intorno a Gesù non riuscivano a comprendere ciò che lui diceva. Le due parti del discorso sono tra loro
diverse: nella prima parte parla in terza persona di un pastore senza
esplicitamente riferire a sé l’immagine. La similitudine proposta richiama sicuramente alla memoria dei suoi ascoltatori le analoghe simbologie dell’Antico Testamento. Viene messo in risalto l’aspetto della confidenza che lega il pastore e le pecore: queste ne riconoscono la voce, lo seguono e si fidano di lui. La simbologia è evidente: la fiducia delle pecore nel loro pastore è legata a filo doppio con la conoscenza e la frequentazione con lui.
Nella seconda parte del suo discorso, dopo l’annotazione di Giovanni
sull’incomprensione, Gesù cambia il registro e diventa ancora più esplicito: egli è la porta delle pecore. I commentatori di questo passo si sono spesso divisi sul significato del termine “porta”: alcuni pensavano che Gesù intendesse dire che egli è la porta attraverso la quale si può accedere alle pecore nell’ovile, altri che intendesse che è la porta attraverso la quale entrano ed escono le pecore. Nel primo caso, si potrebbe intendere come un”monito per i pastori del gregge (cioè coloro che hanno la responsabilità sul popolo di Dio, ad esempio i sacerdoti) affinché si ricordino sempre che l’unica via di accesso al popolo di Dio è lo stesso Gesù. Nell’altro senso, si deve intendere che Gesù è l’unica via attraverso la quale il popolo entra ed
esce, accede al pascolo e all’ovile, riceve cioè il suo nutrimento e la sua
salvezza. Tralasciando i dettagli più tecnici, possiamo provare a comprendere il nostro brano di vangelo articolando i due momenti sui quali ruota il discorso: da un lato è pastore dall’altro è porta delle pecore.
Gesù è il pastore, Gesù è la porta: Gesù è il riferimento di salvezza per ogni uomo della storia.

Per la preghiera e la riflessione
In questo momento di distanza fisica dalla comunità, intensifico attraverso la:preghiera nella comunione spirituale il mio rapporto personale con Gesù.