III Domenica di Pasqua – Anno A – 26 aprile 2020 (prof. Marco Forin)

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«Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un
villaggio di nome Emmaus» (Lc 24,13).
Il cammino dei due discepoli che si allontanano da Gerusalemme, richiama
simbolicamente un percorso di progressivo allontanamento dal cuore delle vicende pasquali. Da un lato pesa sicuramente lo sconforto per la delusione delle aspettative che la maggior parte dei discepoli riponeva in Gesù ma,dall’altro, i due uomini che scendono verso Emmaus si allontanano un po’ dalle intense emozioni vissute nei giorni della passione perché hanno bisogno di capire. Essi ruminano gli avvenimenti e le parole dette da Gesù quando era ancora tangibilmente con loro. Ruminano e raccontano. Quando
il forestiero che si avvicina e li interroga sul loro stato d’animo, essi non esitano a mostrare la commozione e gli parlano della delusione: «Noi
speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele!». Essi speravano, ora tutto sembra finito. Ma è lo stesso forestiero che illumina loro il cammino: parla delle scritture, irradia di una nuova luce gli eventi, li conduce ad una nuova consapevolezza. Si noti che il forestiero, che ancora
essi non conoscono come Gesù in persona, non sarebbe stato per loro un
incontro illuminante se non si fossero messi per strada.
Il culmine del racconto si raggiunge alla sera, quando i due si avvicinano alla loro meta. Essi insistono con lo straniero perché rimanga con loro. Il
forestiero accetta e, ancora una volta li sbalordisce e li illumina: spezza il pane ed essi lo riconoscono. Non che il volto di quel misterioso viandante abbia subito chissà quale eclatante trasformazione: semplicemente si aprono gli occhi dei discepoli, cioè giungono alla comprensione di qualcosa che fino
a quel momento non avevano percepito. In quel pane spezzato si realizza
l’incontro con il Risorto che, finalmente, dissipa i dubbi e definitivamente illumina gli eventi.
Per attualizzare questo episodio nella nostra vita ci possiamo domandare che
cosa ha significato per noi aver celebrato la Pasqua di Gesù: se siamo stati coinvolti nella sua storia, se l’abbiamo compresa, oppure se dobbiamo anche noi metterci in cammino di ricerca e pregare insistentemente di incontrare chi ci illumina la mente e il cuore.

Per la preghiera e la riflessione
Provo ad ispirarmi al racconto di Emmaus e mi immedesimo nei discepoli
ripercorrendo il cammino in uscita da Gerusalemme, la delusione, il
raccontare, fino alla riscoperta del Maestro risorto.