II domenica di Pasqua – Anno A – 19 aprile 2020 Domenica in albis – Domenica della Divina misericordia – prof. Marco Forin

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«Disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo”». (Gv 20,22).
I giorni immediatamente successivi alla Pasqua, non devono essere stati facili per i discepoli di Gesù! Proviamo ad capirli: da alcuni anni si erano messi alla scuola di un rabbì itinerante; ad un certo punto questo rabbì viene arrestato, condannato a morte, crocifisso ignominiosamente e sepolto, il tutto nel giro di poche ore. I discepoli sono orfani del maestro ma anche impauriti:
temono di fare la stessa fine. Ma ecco che il maestro compare concretamente
davanti ai loro occhi, mostrando le sue ferite mortali e lasciando loro dei mandati di missione. Tommaso non è presente a quella prima apparizione; al suo ritorno i compagni gli dicono di aver incontrato Cristo risorto! Siamo sinceri: chi di noi al posto di Tommaso, non avrebbe pensato che
probabilmente i suoi compagni erano impazziti? Eppure ecco dopo otto
giorni Gesù ricompare, Tommaso c’è, tocca le ferite, crede. L’incredulità,
scossa dalle prove tangibili di quella presenza inspiegabile, cede alla fede.
Questo breve racconto viene scritto dall’evangelista Giovanni con il chiaro intento di illuminare il percorso di fede di coloro che non erano stati a stretto contatto con Gesù e che non erano stati testimoni oculari della sua resurrezione. Com’è ovvio, anche noi apparteniamo a questa categoria; dunque quando Gesù dice: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”, ci sentiamo direttamente chiamati in causa.
Gesù che soffia lo Spirito sui discepoli richiama alla mente il momento della creazione dell’uomo nel racconto dell’antica tradizione di Genesi 2: là Dio donava all’uomo la vita, qui Gesù dona all’uomo la vita nuova nello Spirito Santo. Avevamo già incontrato un gesto simile durante la guarigione del cieco nato, alcune settimane fa. I discepoli sono chiamati ad essere una cosa
nuova, e ad agire in modo nuovo, in continuità con gli insegnamenti di Gesù.
Gesù assegna ai discepoli una nuova vita e una nuova missione: il perdono
dei peccati. Gesù parla ad una comunità ed è la comunità intera che è
chiamata ad essere veicolo di perdono e espiazione dei peccati. Questo dono
è affidato dunque alla Chiesa nella sua pienezza; è in essa che si realizza il ministero del perdono. Certamente questo avviene attraverso il suo ministro, il sacerdote, il quale però non agisce mai per propria iniziativa, ma su mandato del successore degli apostoli, garante della comunione nella Chiesa.

Per la preghiera e la riflessione
Le rivelazioni di Gesù sono spesso destinate ad una comunità: in questo
momento particolare in cui la comunità cristiana sta vivendo un momento di
distanza fisica, che cosa ci sta rivelando il Signore?