Triduo Pasquale (giovedì 9 – sabato 11 aprile 2020) – Celebrazione della Liturgia della Parola nella propria abitazione – Ufficio Liturgico Diocesano

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E’ un grande disagio, oltre che un fatto inedito, non poter partecipare alle celebrazioni del Triduo Pasquale, che ci vedevano radunati numerosi come comunità ecclesiale, a
rivivere sacramentalmente la passione, la morte, la sepoltura e la risurrezione di Cristo.

Tuttavia, mentre i nostri parroci celebrano in chiesa a porte chiuse e il vescovo allo stesso modo in cattedrale, siamo tutti chiamati a celebrare questi giorni santi nelle nostre case, raccogliendoci attorno alla parola di Dio e ai segni che ci ricordano ciò che Dio ha fatto per amore di ciascuno di noi.

Pertanto, più ancora rispetto alle scorse domeniche, prepariamoci a celebrare con i seguenti accorgimenti:
– Svolgere la celebrazione rispettando il più possibile il momento della giornata suggerito, affinchè corrisponda meglio all’evento della Passione di Cristo.
– Radunarsi tutti in una stanza adeguata, assumendo atteggiamenti e posture che favoriscano la preghiera.
– Collocare i segni suggeriti di volta in volta.
– Permettere a ciascuno di avere sottocchio il testo della celebrazione.
– Una persona farà da guida (G) e gli altri (L) si dividono in antecedenza le varie parti da leggere.
– Iniziare con un momento di silenzio.

GIOVEDÌ SANTO
– alla sera –
(preparare un crocifisso, un pane, un cero acceso, da collocare sul tavolo ornato con una tovaglia)
E’ l’ultima sera che Gesù trascorre con i suoi celebrando la cena pasquale; è il momento del suo testamento di amore! Che cosa lascia in eredità? Il grande dono dell’Eucaristia, il sacerdozio, il comando dell’amore trasmesso dai suoi discorsi e dal gesto della lavanda
dei piedi.
Questa sera sentiamo in noi il desiderio delle celebrazioni eucaristiche che da un po’ non
possiamo frequentare.

Ricordiamo anche i gesti di attenzione, di obbedienza e di servizio che arricchiscono
queste nostre giornate in casa.

Ricordiamo anche i gesti di chi, negli ospedali, nelle case di riposo e in genere nella
società è a servizio degli altri in questo tempo difficile.

G. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.
G. Il Signore ci custodisca uniti nel suo amore, ora e sempre.
T. Amen.

G. Mentre era a tavola con i suoi discepoli, nella notte in cui veniva tradito, Gesù prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per
voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni
volta che ne bevete, in memoria di me”.
Questo ha detto e fatto Gesù in questa sera.
Anche noi attorno a questa tavola vogliamo fare memoria di questi inestimabili doni del suo amore.
Riconosciamo le nostre colpe: la nostra scarsa risposta d’amore a Gesù e al Padre, le reciproche offese attuate qui in famiglia e la nostra poca capacità di amare.

Si fa una breve pausa di silenzio.

T. Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni,
di pregare per me il Signore Dio nostro.
G. Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla
vita eterna.
T. Amen.

G. Preghiamo.
O Dio, tu ci hai riuniti (come famiglia) nel giorno in cui il tuo unico Figlio ha affidato alla
tua Chiesa il gesto del suo amore e ci ha dato il sacramento nuovo dell’alleanza eterna:
fa’ che, ascoltando la sua Parola, riceviamo pienezza di carità e di vita. Per Cristo nostro
Signore.
T. Amen.

LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura (Es 12, 1-8. 11-14)
L. Dal libro dell’Esodo.
«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate
a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’
architrave delle case nelle quali lo mangeranno.
In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra
d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore!
Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra
d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.

Salmo Responsoriale (Dal Salmo 115)
L. Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.
T. Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.
Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. T.
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. T.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. T.

Seconda Lettura (1 Cor 11, 23-26)
L. Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore
Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò
e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la
Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di
me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte
del Signore, finché egli venga.

Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.

Vangelo (Gv 13, 1-15)
L. Dal vangelo secondo Giovanni
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da
questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone
Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era
venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano
e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi
dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse
Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non
avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le
mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se
non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva;per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro:
«Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene,
perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi
dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi
facciate come io ho fatto a voi». Parola del Signore.

T. Lode a te, o Cristo.

COMMENTO A CURA DEL BIBLISTA MARCO FORIN.
««“Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”». (Gv 13,8-9).
Il povero Pietro, non c’è nulla da fare, nei Vangeli fa spesso delle figure barbine.
Anche in questo caso, in uno dei momenti apicali della esperienza terrena di Gesù,
il principe degli apostoli si trova disorientato nei confronti di un gesto che non capisce e risponde ancor più disorientato quando Gesù tenta di spiegarglielo. Nel simbolico gesto di lavare i piedi agli apostoli, un atto umilissimo che spettava ai servi nelle case signorili, Gesù vuole consegnare il senso più profondo dell’amore di servizio agli uomini che dovranno portare il suo messaggio di salvezza fino agli estremi confini della terra. E’ un messaggio potentissimo che ancora oggi,
esattamente come Pietro, fatichiamo a comprendere. Gesù ha mostrato a Pietro e
mostra a noi il messaggio scandaloso del Dio che si prostra ai piedi dell’uomo per
servirlo con un gesto estremo di amore umile, gesto emblematico che avrà il suo
culmine nella morte in croce. Cos’è che turba il povero Pietro? Certo è scandalizzato
dalla figura del Maestro chino sui suoi piedi: forse, ai suoi occhi e ai nostri, se fosse
accaduto il contrario e Cristo avesse ordinato a Pietro di lavargli i piedi lo avrebbe
accettato di buon grado. C’è però un dettaglio nel rifiuto di Pietro che suggerisce
una riflessione: quell’espressione “in eterno” con cui Pietro manifesta la totale stizza
nei confronti di quel gesto. Sembra dire: “non sia mai, non capiterà mai! qualunque
cosa piuttosto che accettare da te un servizio da schiavo!”. E’ un’espressione
presuntuosa come se fosse possibile al povero Pietro essere in grado di governare
l’eternità, il suo volere e i suoi gesti. E’ questa incapacità si manifesterà
prepotentemente nel triplice rinnegamento che avverrà nel giro di poche ore, prima
della successiva alba. Per quanto noi umani ci sforziamo di comprendere il destino
che ci si staglia innanzi e pretendiamo di governarlo, non possiamo non prendere
atto che la nostra finitezza è tale per cui ci è veramente impossibile pronunciare
quel “in eterno” senza incorrere nel rischio di mancare clamorosamente l’obiettivo,
proprio come Pietro. La riflessione si applica anche al nostro particolarissimo
momento storico dove un minuscolo essere, un virus dalle ignote origini sta
mettendo in ginocchio l’intera umanità: dove sta tutto il presunto potere dell’uomo?

Per la riflessione …..
Provo a riconoscere in Pietro la profonda fragilità che contraddistingue il genere
umano e prendo coscienza della salvezza donata da Dio.
Ci si può scambiare qualche riflessione.
I bambini e i ragazzi possono fare un disegno che rappresenti il vangelo da loro
ascoltato.

PREGHIERA UNIVERSALE.
G. La parola, i gesti e i doni di Gesù ci chiedono di fare anche noi della nostra vita un dono
di amore ai fratelli e con la nostra preghiera abbracciamo il mondo intero che soffre, lotta
e spera. Preghiamo dicendo: insegnaci ad amare, Signore.
T. Insegnaci ad amare, Signore.
Si possono utilizzare le preghiere qui riportate, oppure si può lasciare spazio a preghiere
spontanee che ciascuno espone liberamente.
L. Hai comandato ai tuoi discepoli di celebrare l’Eucaristia in tua memoria, per rendere
presente la tua Pasqua: ti affidiamo il ministero del Papa, del nostro vescovo, dei nostri
sacerdoti e dei diaconi, perchè siano sempre fedeli alla loro vocazione, preghiamo.
L. Ti offri a noi come pane di vita: infondi in coloro che ci governano, nei responsabili
delle istituzioni e in coloro che sono al servizio del bene comune nella società e nella
sanità lo sguardo puro del tuo amore che si dona con limpida generosità, preghiamo.
L. Hai dato a noi la tua vita con amore infinito, rispondendo al tradimento con la potenza
della tua misericordia: sostieni chi è deluso e stanco, chi è offeso e tradito, chi è malato e
solo, preghiamo.
L. Ci hai riuniti qui in casa per celebrare ciò che tu, in questa sera, hai donato all’intera
umanità: la comunione con te ci renda sempre ricchi di amore autentico e generoso e ci
aiuti a vivere nell’unità e nel servizio, preghiamo.

T. Padre nostro….
G. Ci scambiamo un abbraccio di pace.

Non potendo ricevere l’Eucaristia nel sacramento del pane e del vino consacrati, si recita
insieme questa preghiera che ci permette di fare la comunione spirituale.
T. Gesù mio, io credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento.T. Gesù mio, io credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’ anima mia.

Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te;
non permettere che mi abbia mai a separare da te. Amen.
Si rimane ancora un momento in preghiera silenziosa.

G. Preghiamo insieme.
T. Signore Gesù, tu hai amato i tuoi fino alla fine. Noi non sappiamo amare come te, ma
tu ci hai lasciato nell’Eucaristia il segno del tuo amore, perché nutrendoci alla tua
mensa veniamo trasformati in te e sappiamo dare la vita per i fratelli e le sorelle.
Donaci di desiderare di sederci alla tua mensa per vivere di te ed essere nel mondo tua
memoria vivente. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Si conclude tutti insieme, tracciando ciascuno su di sé il segno della croce.
T. Dio ci benedica e ci accompagni ogni giorno,
lui che è Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.

A Maria diciamo insieme:
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche di noi
che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.

VENERDÌ SANTO
– al pomeriggio o sera –
(preparare soltanto un crocifisso da collocare sul tavolo spoglio, senza tovaglia)
E’ il giorno della morte di Gesù, tutto tace: le chiese sono spoglie, le campane non
suonano; ci raccogliamo in ascolto e preghiera per unirci a Gesù che soffre e che muore
per noi e per tutti. E’ il giorno in cui sembra trionfare il male e la morte, ma in realtà
trionfa l’amore.
Ricordiamo chi, in questo tempo, soffre e muore, spesso senza una parola di conforto e
uno sguardo di affetto, chi ha perso i propri cari a causa della pandemia e non ha potuto
salutarli come umanamente e cristianamente si è soliti fare. Preghiamo per chi è povero
e solo come Gesù sul Calvario. Portiamo tutti la croce con Gesù.
Si incomincia con un momento di silenzio nel quale si guarda tutti il crocifisso.
Poi si prosegue:
G. Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo. Venite,
adoriamo.
T. Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo. Venite,
adoriamo.
L. Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.
Io ti ho guidato fuori dall’Egitto,
e tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.
T. Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo. Venite,
adoriamo.
L. Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.
Perché ti ho guidato quarant’anni nel deserto,
ti ho sfamato con manna,
ti ho introdotto in paese fecondo,
tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.
T. Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo. Venite, adoriamo.
L. Che altro avrei dovuto fare e non ti ho fatto?
Io ti ho piantato, mia scelta e florida vigna,
ma tu mi sei divenuta aspra e amara:
poiché mi hai spento la sete con aceto
e hai piantato una lancia nel petto del tuo Salvatore.
T. Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo. Venite,
adoriamo.
G. Ricòrdati, Padre, della tua misericordia; santifica e proteggi sempre questa tua
famiglia, per la quale Cristo, tuo Figlio, inaugurò nel suo sangue il mistero pasquale. Egli
vive e regna nei secoli dei secoli.
T. Amen.

LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura (Is 52, 13 – 53, 12)
L. Dal libro del profeta Isaia
Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.

Salmo Responsoriale (Dal Salmo 30)
L. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
T. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. T.
Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. T.
Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. T.
Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. T.

Seconda Lettura (Eb 4, 14-16; 5, 7-9)
L. Dalla lettera agli Ebrei.
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli,
Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo
un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è
stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e
trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
Cristo, infatti, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida
e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne
esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto,
divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.

Vangelo (Gv 18, 1-19, 42)
E’ bene, per quanto è possibile, che la lettura della Passione sia fatta in forma dialogata,
dividendosi le parti come segue: X = Gesù; C = Cronista; D = Discepoli e altri.
C. Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni.
C. In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era
un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva
quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi
andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei
sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello
che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: X «Chi cercate?». C Gli risposero: D
«Gesù, il Nazareno». C Disse loro Gesù: X «Sono io!». C Vi era con loro anche Giuda, il
traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò loro di nuovo: X «Chi cercate?». C Risposero: D «Gesù, il Nazareno». C Gesù
replicò: X «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne
vadano», C perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno
di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì
il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava
Malco. Gesù allora disse a Pietro: X «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi
ha dato, non dovrò berlo?».
C Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo
legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era
sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È
conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era
conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote.
Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al
sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane
portinaia disse a Pietro: D «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». C Egli
rispose: D «Non lo sono». C Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché
faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo
insegnamento. Gesù gli rispose: X «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre
insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai
detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che
ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». C Appena detto questo, una delle
guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: D «Così rispondi al sommo
sacerdote?». C Gli rispose Gesù: X «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». C Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a
Caifa, il sommo sacerdote.
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: D «Non sei anche tu uno dei suoi
discepoli?». C Egli lo negò e disse: D «Non lo sono». C Ma uno dei servi del sommo
sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: D «Non ti ho
forse visto con lui nel giardino?». C Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero
entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque
uscì verso di loro e domandò: D «Che accusa portate contro quest’uomo?». C Gli
risposero: D «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». C
Allora Pilato disse loro: D «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». C Gli
risposero i Giudei: D «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». C Così si
compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: D «Sei tu il re dei
Giudei?». C Gesù rispose: X «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». C
Pilato disse: D «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno
consegnato a me. Che cosa hai fatto?». C Rispose Gesù: X «Il mio regno non è di questo
mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto
perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». C Allora Pilato
gli disse: D «Dunque tu sei re?». C Rispose Gesù: X «Tu lo dici: io sono re. Per questo io
sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità.
Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». C Gli dice Pilato: A «Che cos’è la verità?».
C E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: D «Io non trovo in lui colpa
alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per
voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». C Allora essi
gridarono di nuovo: D «Non costui, ma Barabba!». C Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di
spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si
avvicinavano e dicevano: D «Salve, re dei Giudei!». C E gli davano schiaffi.
Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: D «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate
che non trovo in lui colpa alcuna». C Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il
mantello di porpora. E Pilato disse loro: D «Ecco l’uomo!».
C Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: D «Crocifiggilo!
Crocifiggilo!». C Disse loro Pilato: D «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo
colpa». C Gli risposero i Giudei: D «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve
morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
C All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e
disse a Gesù: D «Di dove sei tu?». C Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora
Pilato: D «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di
metterti in croce?». C Gli rispose Gesù: X «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò
non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più
grande».
C Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: D «Se
liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». C Udite
queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo
chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso
mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: D «Ecco il vostro re!». C Ma quelli gridarono: D
«Via! Via! Crocifiggilo!». C Disse loro Pilato: D «Metterò in croce il vostro re?». C
Risposero i capi dei sacerdoti: D «Non abbiamo altro re che Cesare». C Allora lo
consegnò loro perché fosse crocifisso.
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in
ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno
dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce;
vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione,
perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in
latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: D «Non scrivere:
“Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». C Rispose Pilato: D
«Quel che ho scritto, ho scritto».
C I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro
parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma
quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un
pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non
stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si
compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro
le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte».
E i soldati fecero così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella
di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di
Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a
lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: X
«Donna, ecco tuo figlio!». C Poi disse al discepolo: X
«Ecco tua madre!». C E da quell’ora il discepolo
l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la
Scrittura, disse: X «Ho sete». C Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una
spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo
aver preso l’aceto, Gesù disse: X «È compiuto!». C E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

C Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce
durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che
fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e
spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti
però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei
soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne
dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi
crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato
alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui
che hanno trafitto».
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per
timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora
egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza
era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe.
Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano
fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era
un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.
Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era
vicino, posero Gesù. Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.

COMMENTO A CURA DEL BIBLISTA MARCO FORIN.
««Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel
tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché
interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro». (Gv 18,20-
21).
Il racconto della passione secondo Giovanni è tipicamente la lettura della liturgia
del venerdì Santo ed è certo conosciuto alla maggior parte della comunità cristiana
non solo per la liturgia ma anche per le innumerevoli rappresentazioni anche
profane e i numerosissimi commenti ascoltati nel tempo. Mi soffermo per un breve
commento su un piccolo dettaglio solitamente un po’ tralasciato. Portato in primo
giudizio davanti al sinedrio e al sommo sacerdote, Gesù viene interrogato
relativamente ai suoi discepoli e al suo insegnamento. La risposta di Gesù è tutt’altro
che banale anche e soprattutto perché trasforma la domanda pretestuosa in un’altra
domanda, questa volta di senso, che interpella l’accusatore e gli prospetta la
possibilità di aprire una strada di comprensione del mistero divino. Gesù dice al
sommo sacerdote, in sintesi, di chiedere in giro. Semplicemente: perché si ostina a
domandare a Gesù che cosa pensa e dice? Lo sanno tutti, lui non ha mai nascosto nulla, il suo insegnamento è stato sempre alla luce del sole. E’ ovvio che il Sommo
Sacerdote non è minimamente interessato al contenuto del suo insegnamento
quanto piuttosto alla ricerca di un pretesto per accusarlo. Caifa, come farà Pilato
tra poco, non è sollecitato dalla domanda del Maestro ma continua imperterrito sul
suo percorso, non accetta di essere interpellato e di… cambiare idea! Chi ha
ascoltato la parola di Gesù? Chi ne sa parlare? Chi la sa dire? Se prendiamo il
Vangelo di Giovanni e le letture delle domeniche di quaresima dell’anno A,
potremmo trovare numerosi esempi: la Samaritana, il Cieco nato, Maria Maddalena
al sepolcro vuoto. Gli umili parlano di Gesù. Coloro che hanno il cuore aperto alla
conversione. Non i potenti, non i sapienti, non Caifa, non Pilato, la cui grandezza
di essere autorità di cultura e potenti che rifiutano gli interrogativi scomodi di Gesù
si contrappone all’umile condizione di una donna di Samaria e un cieco senza nome
che portano il vangelo, raccontano che cosa Gesù ha fatto per la strada e
richiamano su di lui l’attenzione del popolo. Inevitabile che la domanda tagliente
giunga fino a noi.

Per la preghiera e la riflessione
Se mi fosse chiesto di essere oggi testimoni del Vangelo, quello vero e potente di
Gesù, sarei un buon testimone oppure mi accontenterei degli adempimenti formali?

Ci si può scambiare qualche riflessione.
I bambini e i ragazzi possono fare un disegno che rappresenti il vangelo da loro
ascoltato.

G. In questo giorno in cui Cristo, con il dono del suo infinito amore, muore sulla croce per
la salvezza di tutto il genere umano, preghiamo insieme dicendo:
T. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perchè con la tua santa croce hai redento il
mondo.
L. Figlio unigenito del Padre, disceso dal Cielo per la nostra salvezza
T. Perdonaci, o Signore
L. Medico celeste, che ti chini sulla nostra miseria
T. Perdonaci, o Signore
L. Agnello immolato, che ti offri per riscattarci da ogni peccato
T. Perdonaci, o Signore
L. Buon Pastore, che doni la vita per il gregge che ami
T. Perdonaci, o Signore
L. Pane vivo e farmaco di immortalità, che ci doni la Vita eterna T. Perdonaci, o Signore

G. Dal potere di Satana e dalle seduzioni del mondo
T. Liberaci, o Signore
L. Dall’orgoglio e dalla presunzione di poter fare a meno di te
T. Liberaci, o Signore
L. Dagli inganni della paura e dell’angoscia
T. Liberaci, o Signore
L. Dall’incredulità e dalla disperazione
T. Liberaci, o Signore
L. Dalla durezza di cuore e dall’incapacità di amare
T. Liberaci, o Signore
L. Da tutti i mali che affliggono l’umanità
T. Salvaci, o Signore
L. Dalla fame, dalla carestia e dall’egoismo
T. Salvaci, o Signore
L. Dalle malattie, dalle epidemie e dalla paura del fratello
T. Salvaci, o Signore
L. Dagli inganni, dalla cattiva informazione e dalla manipolazione delle coscienze
T. Salvaci, o Signore
L. Dalla follia devastatrice, dagli interessi spietati e dalla violenza
T. Salvaci, o Signore
T. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perchè con la tua santa croce hai redento il
mondo.

T. Padre nostro…
G. Signore Gesù, sulla croce tu hai rivelato l’amore di Dio e il senso della vita. Tu hai
insegnato e vissuto che la vita si perde trattenendola per sé e la si guadagna donandola.
Apri i nostri cuori e rendici capaci di fare della nostra vita un dono, attraversando
nell’amore ciò che viviamo ogni giorno. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli.
T. Amen.

G. A Maria, che ha sofferto ai piedi della croce del suo Figlio, diciamo:
Salve o Regina
Madre di misericordia,
vita, dolcezza,
speranza nostra, salve.
A te ricorriamo esuli figli di Eva:
a te sospiriamo gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi
e mostraci dopo questo esilio Gesù,
il frutto benedetto del tuo seno.
O clemente, o pia,
o dolce Vergine Maria!

SABATO SANTO
– al mattino o pomeriggio –
(preparare soltanto un cero acceso da collocare sul tavolo spoglio, senza tovaglia)
E’ il giorno in cui Gesù Cristo con il suo corpo giace nel sepolcro, ma la sua anima scende
agli inferi a portare la salvezza e la redenzione a coloro che sono prigionieri della morte.
Tutto sembra finito, tutto è buio, tutto è avvolto nel silenzio. In realtà questo tempo è
una grande attesa. Anche Maria, la Madre, come è stata intrepida nel dolore, così è
intrepida nell’attesa.
Ricordiamo tutti i defunti che attendono la beatitudine eterna e la risurrezione.
Ricordiamo i tanti defunti di questo periodo di pandemia che non hanno avuto preghiere
di suffragio e un commiato cristiano. Ricordiamo che vive nel buio della paura,
dell’angoscia, della povertà. Chiediamo la grazia di saper attendere, di non venir meno
nella speranza.

Si incomincia con un momento di silenzio, davanti al cero acceso.

G. Padre santo, che non hai risparmiato al tuo Figlio unigenito la passione e la morte per
giungere alla Risurrezione, né hai lenito alla Madre sua l’abisso del dolore e il tormento
della prova, abbi pietà di noi.
T. Signore, pietà.
G. Cristo, deposto col corpo in un sepolcro e disceso con l’anima agli inferi, che hai
lasciato la Madre tua in balìa della tentazione suprema, ma hai sentito la sua fede e il suo amore seguirti con forza oltre la tomba, per gridare in anticipo la tua Risurrezione, abbi
pietà di noi!
T. Cristo, pietà.
G. Spirito del Padre e del Figlio, Amore dell’eterno Amore, che hai consumato in un rogo
divino di Fuoco la Vittima sull’altare della Croce e hai misteriosamente fecondato il lungo
doloroso travaglio della Vergine, perché diventasse Madre dell’umanità redenta e
richiamasse a vita imperitura il Figlio sepolto, abbi pietà di noi!
T. Signore, pietà.
G. Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita
eterna.
T. Amen.

Insieme si prega il salmo.
Ant. T. Nella speranza la mia carne riposa.
SALMO 15
T. Proteggimi, o Dio: *
in te mi rifugio.
Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore, *
senza di te non ho alcun bene».
Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore,esulta la mia anima; *
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza, *
dolcezza senza fine alla tua destra.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. T. Nella speranza la mia carne riposa.

L. Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 25-42).
In quell’ora, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di
Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo
che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco
la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese con sé. Dopo questo, Gesù,
sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho
sete». Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in
cima ad una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù
disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. Era il giorno della Preparazione e i
Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno
solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato
alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno
trafitto. Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il
corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche
Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di
mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in
bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo
dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale
nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della
Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.

L. Dalla Lettera pastorale «La Madonna del Sabato santo» di Carlo Maria Martini,
vescovo (Lettera pastorale 2000-2001, Centro Ambrosiano, Milano 2000, p. 31-35).
Nel sabato dell’assenza e della solitudine sei la Madre dell’amore O Maria, azzardo
un’ultima domanda: ma che senso ha tanto tuo soffrire? Come puoi rimanere salda
mentre gli amici del tuo Figlio fuggono, si disperdono, si nascondono? Come fai a dare
significato alla tragedia che stai vivendo? Mi pare che tu risponda con le parole del tuo
Figlio: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore,
produce molto frutto» (Gv 12,24). Il senso del tuo soffrire, o Maria, è dunque la
generazione di un popolo di credenti. Tu nel Sabato santo ci stai davanti come madre
amorosa che genera i suoi figli a partire dalla croce, intuendo che né il tuo sacrificio né
quello del Figlio sono vani. Se lui ci ha amato e ha dato se stesso per noi (cf Gal 2,20), se il
Padre non lo ha risparmiato, ma lo ha consegnato per tutti noi (cf Rom 8,32), tu hai unito
il tuo cuore materno all’infinita carità di Dio con la certezza della sua fecondità. Ne è nato
un popolo, «una moltitudine immensa… di ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9);
il discepolo prediletto che ti è stato affidato ai piedi della croce («Donna, ecco il tuo
figlio»: Gv 19,26) è il simbolo di questa moltitudine.
La consolazione con la quale Dio ti ha sostenuto nel Sabato santo, nell’assenza di Gesù e
nella dispersione dei suoi discepoli, è una forza interiore di cui non è necessario essere
coscienti, ma la cui presenza ed efficacia si misura dai frutti, dalla fecondità spirituale. E
noi, qui e ora, o Maria, siamo i figli della tua sofferenza. […] Tu conosci, o Maria,
probabilmente per esperienza personale, come il buio del Sabato santo possa talora
penetrare fino in fondo all’anima pur nella completa dedizione della volontà al disegno di
Dio. Tu ci ottieni sempre, o Maria, questa consolazione che sostiene lo spirito senza che
ne abbiamo coscienza, e ci darai, a suo tempo, di vedere i frutti del nostro “tener duro”,
intercedendo per la nostra fecondità spirituale. Non ci si pente mai di aver continuato a
voler bene! Ci accorgeremo allora di aver vissuto un’esperienza simile a quella di Paolo
che scriveva ai Corinti: «In noi opera la morte, ma in voi la vita» (2 Cor 4,12).
Tu, o Maria, sei Madre del dolore, tu sei colei che non cessa di amare Dio nonostante la
sua apparente assenza, e in Lui non si stanca di amare i suoi figli, custodendoli nel silenzio dell’attesa. Nel tuo Sabato santo, o Maria, sei l’icona della Chiesa dell’amore, sostenuta
dalla fede più forte della morte e viva nella carità che supera ogni abbandono. O Maria,
ottienici quella consolazione profonda che ci permette di amare anche nella notte della
fede e della speranza e quando ci sembra di non vedere neppure più il volto del fratello!
Tu, o Maria, ci insegni che l’apostolato, la proclamazione del Vangelo, il servizio
pastorale, l’impegno di educare alla fede, di generare un popolo di credenti, ha un
prezzo, si paga «a caro prezzo». È così che Gesù ci ha acquistati: «Voi sapete che non a
prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota
condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo» (1 Pt 1,18-19).
Donaci quell’intima consolazione della vita che accetta di pagare volentieri, in unione col
cuore di Cristo, questo prezzo della salvezza. Fa’ che il nostro piccolo seme accetti di
morire per portare molto frutto!

Responsorio
G. Aiutaci, Maria, a credere con te.
T. Aiutaci, Maria, a credere con te.
G. Nell’ora oscura della prova.
T. A credere con te.
G. Preghiamo
T. O Dio, sapienza e pietà infinita, che tanto ami gli uomini da volerli compartecipi con
Cristo del tuo eterno disegno di salvezza: fa’ che riviviamo con Maria la forza vitale
della fede, che ci ha fatti tuoi figli nel battesimo, e con lei attendiamo trepidanti l’alba
della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.
G. A Maria, che ha sofferto ai piedi della croce del suo Figlio, diciamo:
Ave, o Maria…..

A cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano.