Domenica delle Palme – Anno A – 05 marzo 2020 – prof. Marco Forin

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«“Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono
trenta monete d’argento». (Mt 26,15-16).
Leggendo il racconto della passione secondo Matteo, rimaniamo colpiti da
questa frase durissima: Gesù è venduto per trenta denari d’argento. E’ un
mistero di difficile comprensione ma incredibilmente attuale: ancora oggi nel mondo continua la compravendita degli domini delle donne e dei bambini, oggetti del commercio di mercanti senza scrupoli che arricchiscono sulle
sofferenze altrui. Così, ogni volta che un uomo o una donna sono privati delle loro dignità e venduti oppure sfruttati a vari fini. In ognuno di quei casi si ripresenta davanti ai nostri occhi quella scena del vangelo: Gesù venduto per un sacchetto di monete.
Nel racconto della passione Giuda compare poco dopo, a fianco di Gesù al
momento della cena: in quel momento Gesù annuncia che sarà tradito e
Giuda domanda “sono forse io?”. Se riuscissimo a sciogliere le
precomprensioni su Giuda, capiremmo ben presto che in lui è rappresentato
egregiamente ciascuno di noi con le proprie fragilità, le incertezze, le
ambizioni, le debolezze tipiche di ogni essere umano. Egli, pur essendo in mezzo agli altri discepoli, è solo di fronte allo sguardo di Gesù, sguardo che illumina. Gesù chiama Giuda alla presa di consapevolezza dei suoi gesti.
Proseguendo nella lettura, incontriamo nuovamente Giuda poco dopo, al
momento dell’arresto di Gesù. Dopo il famoso bacio scompare dalla scena e
lo ritroveremo solo dopo il processo al sinedrio: vuole restituire il denaro ai sacerdoti i quali, però, rifiutano. Giuda, disperato, si toglie la vita. In questi ultimi atti della sua vita si consuma il dramma di un uomo solo che non si riesce a capacitare del suo sbaglio e che prova col denaro a rimediare all’irrimediabile: forse restituendolo pensa di poter ricomprare Gesù,
espiando così la propria colpa. Giuda è ognuno di noi, quando ci riteniamo
autosufficienti alla nostra salvezza per mezzo delle nostre opere; Giuda è
ciascuno di noi quando non lasciamo che sia la misericordia di Dio a
sollevarci dalle nostre pene. Ancora una volta il vangelo ci propone uno
specchio per la nostra coscienza: in Giuda si riflette la nostra immagine
quando non sappiamo più né sperare, né lasciarci perdonare. Gesù, però,
non ha mai smesso di amarlo.
Per la preghiera e la riflessione
Si può leggere il Vangelo della passione di Gesù cercando di immedesimarci in uno dei protagonisti. Avviciniamoci alla Settimana Santa col cuore disponibile a ricevere l’amore di Dio, nonostante le difficoltà del momento.