Liturgia della Parola

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DOMENICA 22 MARZO 2020
IV DOMENICA DI QUARESIMA
Celebrazione della Liturgia della Parola nella propria abitazione
A causa della straordinaria situazione che stiamo vivendo, siamo privati della possibilità di
partecipare alla celebrazione Eucaristica, dono essenziale per la vita cristiana. Mentre i
sacerdoti celebrano privatamente nelle nostre chiese, siamo tutti chiamati a santificare il
giorno del Signore facendoci celebranti di una Liturgia della Parola in quella chiesa
domestica, che è la famiglia radunata nella propria casa.
La celebrazione che qui riportiamo richiede di essere preparata con i seguenti
accorgimenti:
 Radunarsi tutti in una stanza adeguata, assumendo atteggiamenti e posture che
favoriscano la preghiera.
 Collocare, possibilmente su un tavolo, un crocifisso, una bibbia aperta, un cero
acceso.
 Permettere a tutti di avere sottocchio il testo della celebrazione.
 Una persona farà da guida (G) e gli altri (L) si dividono in antecedenza le varie parti
da leggere (si leggono solo le parti scritte in nero, non quelle scritte in rosso).
 Iniziare con un momento di silenzio.
G. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.
G. Il Signore ci custodisca uniti nel suo amore, ora e sempre.
T. Amen.
G. In questo giorno consacrato al Signore, morto e risorto, lui si fa presente in mezzo a
noi con la sua Parola, prepariamoci ad accoglierla con un atto di pentimento per i peccati
commessi.
G. Pietà di noi, Signore.
T. Contro di te abbiamo peccato.
G. Mostraci, Signore, la tua misericordia.
T. E donaci la tua salvezza.
G. Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.
T. Amen.
G. Preghiamo.
O Dio, Padre della luce, tu vedi le profondità del nostro cuore: non permettere che ci
domini il potere delle tenebre, ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito, perché
vediamo colui che hai mandato a illuminare il mondo, e crediamo in lui solo, Gesù Cristo,
tuo Figlio, nostro Signore. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli.
T. Amen.
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura (1 Sam 16, 1b.4a. 6-7. 10-13°)
L. Dal primo libro di Samuele
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da
Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che
il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo
consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta
statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede
l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore
non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?».
Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele
disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia
venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di
aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in
mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.
Salmo Responsoriale (Dal Salmo 22)
L. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
T. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. T.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. T.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. T.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. T.
Seconda Lettura (Ef 5, 8-14)
L. Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come
figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre,
che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in
segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte
le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è
luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».
Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.
Vangelo (Gv 9, 1-41)
L. Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo
interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate
le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è
giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la
luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del
cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò,
si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano:
«Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»;
altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli
domandarono: «In che modo ti
sono stati aperti gli occhi?». Egli
rispose: «L’uomo che si chiama
Gesù ha fatto del fango, me lo ha
spalmato sugli occhi e mi ha detto:
“Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono
andato, mi sono lavato e ho
acquistato la vista». Gli dissero:
«Dov’è costui?». Rispose: «Non lo
so».
Condussero dai farisei quello che
era stato cieco: era un sabato, il
giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei
dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha
messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano:
«Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano:
«Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro.
Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli
occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato
cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva
ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato
cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro
figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli
occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i
suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che,
se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i
suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio!
Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore,
non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha
fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete
ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi
discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè!
Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose
loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha
aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa
la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno
abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto
far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono
fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio
dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo
hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a
lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei
che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù
rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi
vediamo”, il vostro peccato rimane». Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.
COMMENTO A CURA DEL BIBLISTA MARCO FORIN.
«Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando
nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». (Gv 9, 4-5)
Leggendo con attenzione il testo del cieco nato, Vangelo di questa domenica, ci si accorge che
l’evangelista Giovanni è generoso di dettagli che non sono messi a caso, né aggiunti per amor di
completezza. Si prenda ad esempio il modo con cui Gesù apre gli occhi al cieco: fa del fango con
un poco di saliva e glielo pone sugli occhi. Laddove la vista non c’è mai stata Gesù la pone in essere.
Si tratta di un vero e proprio atto creativo, che richiama la creazione dell’uomo plasmato dalla
polvere della terra (Gn 2,7). Se nella creazione biblica Dio genera l’uomo all’esistenza, qui Gesù
genera nel cieco la capacità di vedere. Com’è ovvio, non si tratta semplicemente di un vedere fisico,
bensì simbolico anzi teologico: il cieco ora può vedere la salvezza, nella stessa persona di Gesù
Cristo e a questa salvezza tributare la propria fede («“Credo, Signore!”. E si prostrò a lui [= a
Gesù]»).
Alla capacità di vedere del cieco si contrappone la non capacità di vedere degli avversari
di Gesù. Nel lungo racconto giovanneo c’è una ripetuta insistenza sul fatto che i farisei non vedono,
cioè non capiscono. Essi sono talmente incancreniti sulle posizioni dogmatiche del loro rigido
ebraismo da non poter vedere al di là del proprio naso ciò che sta accadendo al di fuori di esse:
nessuno di loro si preoccupa del fatto che quell’uomo che non vedeva ora vede, nessuno gli chiede
se è felice, nessuno gioisce con lui. Tutti sono preoccupati del fatto che la guarigione è avvenuta in
un giorno in cui non poteva avvenire. Infatti, presso gli ebrei di allora, come ancora oggi, il giorno
di sabato ha una rilevanza fondamentale. Si tratta di un giorno di riposo assoluto e di preghiera.
Anche l’attività curativa, laddove non ci sia un pericolo di vita, è considerata un lavoro, e, come
tale, va praticato fuori dal sabato. In Giovanni la guarigione operata nel giorno del riposo, assume
un significato del tutto particolare: si tratta di dimostrare che qui e ora, di fronte al Gesù storico, si
sta compiendo qualcosa di nuovo: il sabato è superato, siamo in un’altra ottica. La mistica cristiana
parlerà di ottavo giorno della creazione, quello della redenzione.
Alcune domande …..
Il cieco vede e crede. Gli altri vedono ma non credono. E io? Sono capace di vedere in
Gesù la salvezza?
Prego Gesù di rinnovare la mia capacità di vedere per comprendere cosa significa per
la comunità questo momento particolare della storia.
Ci si può scambiare qualche riflessione.
I bambini e i ragazzi possono fare un disegno che rappresenti il vangelo da loro ascoltato.

PREGHIERA UNIVERSALE.
G. Sentendoci uniti, in questo giorno, a tutti i cristiani del mondo e a tutti i membri della
nostra comunità parrocchiale raccolti nelle loro case, preghiamo dicendo: Ascoltaci, o
Signore.
T. Ascoltaci, o Signore.
Si possono utilizzare le preghiere qui riportate, oppure si può lasciare spazio a preghiere
spontanee che ciascuno espone liberamente.
L. Perché la Chiesa in ogni sua parola, in ogni sua scelta, in ogni sua azione sia sempre
guidata dalla luce del vangelo, preghiamo.
L. Perché la luce di Cristo, attraverso il dono del suo Spirito, illumini i governanti delle
nazioni e della nostra Italia nel guidare i popoli e cercare il vero e il bene per tutti,
preghiamo.
L. Perché il Signore nella sua bontà ci aiuti a superare questo momento difficile causato
dall’epidemia del coronavirus. I malati trovino guarigione, il personale sanitario trovi
sostegno e coraggio, i responsabili della vita pubblica siano illuminati nelle scelte che
devono compiere per il bene comune, i ricercatori siano ispirati a trovare cure adeguate.
Per tutti chiediamo responsabilità e fiducia. Preghiamo.
L. Perché sappiamo offrire al Signore il disagio che stiamo vivendo e i sacrifici che le
restrizioni in atto ci fanno compiere. Insieme alle opere penitenziali del tempo quaresimale
ci ottengano da Dio la misericordia, il perdono dei peccati e la liberazione dall’epidemia,
Preghiamo.
L. Perché le nostre famiglie, costrette a rimanere in casa per lungo tempo, sappiano
apprezzare ciò che è piccolo e umile, valorizzino maggiormente le relazioni e si mantengano
unite nella preghiera e nell’amore, preghiamo.
T. Padre nostro….
G. Ci scambiamo con gioia un segno di pace.
G. Preghiamo insieme.
T. O Dio nostro Padre, ti benediciamo e ti rendiamo grazie per tutti i benefici ricevuti in
questa liturgia. Il tuo spirito sostenga i nostri passi perché testimoniando ogni giorno il
Vangelo, camminiamo insieme verso la Pasqua. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Si conclude tutti insieme, tracciando ciascuno su di sé il segno della croce.
T. Dio ci benedica e ci accompagni ogni giorno,
lui che è Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
A Maria diciamo insieme:
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche di noi
che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.

A cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano.