IV Domenica Quaresima – Anno A – 22 marzo 2020 (prof. Marco Forin)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

«Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno;
poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo,
sono la luce del mondo». (Gv 9, 4-5)
Leggendo con attenzione il testo del cieco nato, Vangelo di questa domenica, ci si accorge che l’evangelista Giovanni è generoso di dettagli che non sono messi a caso, né aggiunti per amor di completezza. Si prenda ad esempio il modo con cui Gesù apre gli occhi al cieco: fa del fango con un poco di saliva e glielo pone sugli occhi. Laddove la vista non c’è mai stata Gesù la pone invessere. Si tratta di un vero e proprio atto creativo, che richiama la creazione
dell’uomo plasmato dalla polvere della terra (Gn 2,7). Se nella creazione
biblica Dio genera l’uomo all’esistenza, qui Gesù genera nel cieco lavcapacità di vedere. Com’è ovvio, non si tratta semplicemente di un vederevfisico, bensì simbolico anzi teologico: il cieco ora può vedere la salvezza,vnella stessa persona di Gesù Cristo e a questa salvezza tributare la propria fede («“Credo, Signore!”. E si prostrò a lui [= a Gesù]»).
Alla capacità di vedere del cieco si contrappone la non capacità di vedere
degli avversari di Gesù. Nel lungo racconto giovanneo c’è una ripetuta
insistenza sul fatto che i farisei non vedono, cioè non capiscono. Essi sono
talmente incancreniti sulle posizioni dogmatiche del loro rigido ebraismo da
non poter vedere al di là del proprio naso ciò che sta accadendo al di fuori divesse: nessuno di loro si preoccupa del fatto che quell’uomo che non vedevavora vede, nessuno gli chiede se è felice, nessuno gioisce con lui. Tutti sonovpreoccupati del fatto che la guarigione è avvenuta in un giorno in cui nonbpoteva avvenire. Infatti, presso gli ebrei di allora, come ancora oggi, il giorno
di sabato ha una rilevanza fondamentale. Si tratta di un giorno di riposo assoluto e di preghiera. Anche l’attività curativa, laddove non ci sia un pericolo di vita, è considerata un lavoro, e, come tale, va praticato fuori dalvsabato. In Giovanni la guarigione operata nel giorno del riposo, assume un
significato del tutto particolare: si tratta di dimostrare che qui e ora, di fronteval Gesù storico, si sta compiendo qualcosa di nuovo: il sabato è superato,vsiamo in un’altra ottica. La mistica cristiana parlerà di ottavo giorno dellabcreazione, quello della redenzione.

Per la preghiera e la riflessione
Il cieco vede e crede. Gli altri vedono ma non credono. E io? Sono capace di
vedere in Gesù la salvezza?
Prego Gesù di rinnovare la mia capacità di vedere per comprendere cosa
significa per la comunità questo momento particolare della storia.