VI Domenica Tempo Ordinario – Anno A – 16 febbraio 2020 (prof. Marco Forin)

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«Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento». (Mt 5,17).
Non sempre ci riesce di comprendere il significato profondo di una legge che
viene imposta. Questo accade in modo particolare quando si tratta di regole
del mondo religioso, dei comandamenti in modo particolare, soprattutto
quando sembrano sterili e lontani da noi. Gesù nel Vangelo di questa
domenica ci aiuta a fare luce sul senso profondo della legge nel breve
discorso detto delle “antitesi” che si trova nel famoso Discorso della
Montagna di Matteo (capitoli 5-7). Ciascuna di queste antitesi ha una
struttura e una formulazione fissa: all’inizio Gesù fa riferimento a un detto della legge di Mosè (“avete sentito che fu detto” oppure “fu detto” o altre frasi simili); immediatamente fa seguire la citazione di quella legge a cui si riferisce. C’è poi l’elemento centrale, lo snodo dell’intero detto, e cioè la frase
“ma io vi dico” che si ripete identica in tutte le sei antitesi. Segue una
spiegazione della norma appena citata, molto più approfondita, della legge
originaria. La spiegazione va alla ricerca del senso profondo del
comandamento. La straordinaria portata di queste antitesi consiste nel fatto – inaudito per quell’epoca – che qualcuno si permettesse di mettere in
discussione la legge del sommo profeta Mosè. La legge era stata data da Dio
stesso a Mosè sul Sinai e non poteva certo essere contraddetta e costituiva lo scheletro su cui il popolo di Israele comprendeva la sua stessa esistenza.
Chi è Gesù che si permette di affermare “fu detto… ma io vi dico”? I discepoli di Gesù si sono accorti fin dal primo momento che di fronte a loro non avevano un semplice maestro itinerante simile ad altri che in quel periodo percorrevano le strade della Palestina. Gesù era diverso e riusciva a trasmettere ai suoi discepoli il senso profondo dei comandamenti che
arrivavano dall’antichità e certamente avevano avuto valore, ma che avevano
bisogno di essere capiti in modo più approfondito. Gesù può farlo perché
egli, Verbo di Dio, è all’origine di quelle parole dettate sul Sinai: nessuno meglio di lui le può interpretare. Ma c’è qualcosa che maggiormente avalla la credibilità di Gesù nell’interpretare in modo nuovo la legge antica: egli ha vissuto nella propria carne quelle applicazioni della legge amando il suo prossimo fino all’ultimo e ha saputo dare la sua vita per la salvezza di tutti.
Gesù si fa latore di un messaggio di amore che viene da Dio e che sarebbe
quasi impensabile per un uomo se non fosse stato lui stesso, l’uomo Gesù, a
viverlo nella sua carne, archetipo di ogni uomo che in lui crede.

Per la preghiera e la riflessione.
Provo a vivere i comandamenti come Gesù ha insegnato e vissuto.