V Domenica Tempo Ordinario – Anno A – 9 febbraio 2020 (prof. Marco Forin)

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«Voi siete il sale della terra […] Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13-14).

L’idea della luce naturale è per l’uomo simbolo di speranza e benessere
mentre tenebre e oscurità continuano ad essere nell’immaginario collettivo
luogo di insicurezza e di timore. E’ del tutto evidente che se è così per noi
oggi a maggior ragione doveva esserlo per gli antichi che usavano per
illuminare la notte strumenti più rudimentali e meno funzionali dei nostri.
Non stupisce dunque che il primo atto creativo attribuito a Dio nel libro della
Genesi sia proprio la creazione della luce. Dio ordina: «Sia la luce» e la luce
viene ad esistere. In seguito Dio si premura di distinguere tra la luce e le
tenebre, tra la notte e il dì. Nel primo giorno di creazione, secondo il racconto
di Genesi 1, si limita a creare la luce, null’altro (Gn 1,3-5).
La parola di Dio è «lampada ai miei passi, luce sul mio cammino» (Sal 118,
105) secondo il salmista; qui la luce emanata dalla lampada è da intendersi
come metafora delle norme che regolano la vita morale. Passando al Nuovo
Testamento ritroviamo – come esempi – la luce della stella che guida i Magi a
Betlemme e le tenebre che calano sul mondo il venerdì santo.
Nelle letture della prossima domenica troveremo due volte un riferimento alla
luce. Nel libro di Isaia Dio accusa i religiosi del popolo di Israele di essere
superficiali, di applicare pedestremente le pratiche religiose dimenticandosi
però di viverle nella vita quotidiana e opprimendo così i poveri e gli affamati.
Ma c’è una via d’uscita: «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare
il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai
l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra
sarà come il meriggio». Ecco la luce: l’uomo giusto illumina le tenebre, la
luce che da lui emana, renderà il buio come l’ora più soleggiata del giorno.
Il Vangelo propone un superamento della condizione di giusto come persona
che “splende” in conseguenza delle sue opere: Gesù dice ai suoi “voi siete la
luce del mondo”. Non usa verbi al futuro (sarete) oppure di auspicio (dovreste
essere), né di comando (siate). Dice, semplicemente: “siete”. Non solo:
prosegue con un esempio paradossale. «Se il sale perdesse il suo sapore
[…]». Ma com’è possibile che il sale perda il sapore? «Voi siete la luce del
mondo». Questo piccolo verbo al presente, racchiude la straordinaria portata
della novità cristiana: grazie alla redenzione attuata da Gesù, ciascuno di noi
è divenuto lampada per il mondo, luce per chi ci circonda.

Per la preghiera e la riflessione
Che consapevolezza ho della mia condizione di redento da Gesù? Che cosa
mi impedisce di comportarmi come luce per il mondo che mi circonda?