IV Domenica Tempo Ordinario – Anno A – 2 febbraio 2020 Presentazione del Signore nel Tempio – (prof. Marco Forin)

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«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua
parola». (Lc 2,29).
Il Vangelo odierno racconta del vecchio Simeone che, all’incontro col
Signore ancora bambino, esplode in un cantico di gioia incontenibile.
Simeone era, un uomo giusto e pio; lo Spirito Santo gli aveva fatto conoscere che non avrebbe visto la morte senza vedere la consolazione di Israele. Di fronte al bambino Gesù il vecchio Simeone esulta, consapevole che i tempi sono compiuti e che da ora nulla sarà più come prima. Simeone possiede la consapevolezza tipica del saggio che sa scendere oltre le apparenze. Il suo sapere non è superficiale e la sua memoria è fonte di insegnamenti. Il saggio
Simeone di fronte a Gesù prega il Padre disponendosi alla conclusione della propria vita; non è questione di età bensì percezione del compimento che avviene per i popoli: di fronte a sé l’anziano uomo d’Israele incontra quel Gesù di cui dice “sarà segno di contraddizione”, venuto “per la caduta e la resurrezione di molti in Israele”. Gesù viene da Dio; egli è il Messia che, come scrive Malachia, “purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento”. Simeone lo percepisce in maniera chiara e distinta. Per questo motivo non ha timore di incontrare Dio e di concludere la propria esperienza
terrena: ha saputo comprendere il progetto di Dio e ha potuto vederlo
compiuto di fronte a sé. La visione del vecchio saggio va oltre percependo
che la salvezza non è più solo proprietà esclusiva del popolo eletto: Gesù sarà la “Gloria di Israele” ma allo stesso tempo egli sarà “luce per tutti i popoli”.
La salvezza non è più un dono esclusivo per pochi eletti: tutti possono accedervi. Giuseppe e Maria ascoltano attoniti le parole di Simeone che non teme di porre Maria di fronte alla realtà: una spada le trafiggerà il cuore. Ma
più forte del dolore della perdita preconizzato da Simeone rimane la speranza della risurrezione al terzo giorno. I due personaggi chiave di questo episodio biblico, Simeone e Maria, si collocano in maniera speculare e complementare
intorno al credente. Da un lato abbiamo Simeone, il saggio che istruisce, l’anziano che conosce, il nonno che docilmente guida verso la verità.
Dall’altro abbiamo Maria, madre accogliente e tenera, che ci sta accanto nel dolore e ci indica la strada della speranza.

Per la preghiera e la riflessione
Simeone è il saggio che insegna: sono disposto a farmi guidare nella vita di
fede da qualcuno che mi sappia indicare la strada?
Maria è la madre che accoglie: percepisco la sua materna presenza?
Gesù irradia di luce i popoli: sono disposto a camminare verso di lui?