II Domenica Tempo Ordinario – Anno A – 19 gennaio 2020 (prof. Marco Forin)

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«Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata» (1 Cor 1,1-2).

La prima lettura di questa domenica è tratta dalla seconda parte del libro di Isaia e appartiene ad un gruppo di scritti chiamati “carmi del Servo del Signore”. In questi testi Dio prospetta per il suo popolo una salvezza che si manifesterà appieno grazie alla presenza di un non meglio precisato servo di Dio, mediante il quale Dio stesso opererà. Ma chi è questo Servo? Gli studiosi sono divisi, alcuni pensano ad un profeta, altri ad un Messia altri ancora allo stesso popolo d’Israele.

La seconda lettura, è il prescritto epistolare della prima lettera ai Corinzi: S. Paolo si presenta alla comunità cui sta scrivendo e li saluta. Usa per sé la definizione di Apostolo mentre ai destinatari si rivolge chiamandoli “santi” che nel linguaggio di allora indicava tutti i credenti in Cristo Gesù. Sia per sé che per i destinatari della lettera, usa il termine “chiamato – chiamati”, ad indicare che non solo non si è apostoli per propria iniziativa, ma nemmeno discepoli senza essere chiamati. All’origine dell’Apostolato, così come all’origine del discepolato, vi è una chiamata.

Il Vangelo riporta le parole che Giovanni Battista disse vedendo Gesù avvicinarsi: lo indica come il Messia da tempo atteso e da lui stesso profetizzato; Giovanni fornisce molte informazioni su Gesù e aggiunge che queste informazioni le ha ricevute da «Colui che mi ha inviato a battezzare», ovviamente sta parlando di Dio.

Il Servo di Dio, S. Paolo, Giovanni Battista, sono figure emblematiche nella Sacra Scrittura, immagine di uno dei modi in cui Dio interviene nella storia: attraverso le braccia, i piedi, la voce di uomini e donne che nei secoli hanno saputo accogliere la sua chiamata. In tutti i tre testi emerge come la relazione tra Dio e l’uomo sia caratterizzata da un movimento dinamico: da un lato è Dio che chiama, dall’altro il chiamato non può fare a meno di essere un testimone perché l’incontro con il Signore è profondo e dirompente. Così il Servo di Dio sarà luce per tutte le nazioni, Paolo si fa testimone fino a donare la propria vita, Giovanni non può tacere la grandezza del Messia di fronte a lui.  Anche noi siamo di fronte a questa polarità inscindibile: ciascun uomo chiamato da Dio ad ascoltare la sua chiamata diventa testimone con la propria vita, di quel grande progetto di salvezza che Dio ha per tutti gli uomini.

Per la preghiera e la riflessione 

Dal credere scaturisce la testimonianza: come vivo questa relazione?

C’è separazione tra la fede che professo e le opere che compio?