Domenica di Natale – 5 gennaio 2020 (prof. Marco Forin)

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«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv
1,1).
Le letture di questa particolare domenica, che cade tra la solennità della Madre di Dio e il giorno dell’Epifania, sono da sempre oggetto di studio privilegiato della
teologia. Senza dubbio gli autori di questi brani hanno voluto proporre ai loro lettori una rilettura teologica non banale, frutto di riflessioni molto approfondite.
Eppure la loro esperienza di Dio può essere facilmente compresa da chiunque
abbia sentito la presenza di Dio nella propria vita. L’autore del libro del Siracide descrive la vicinanza di Dio al popolo eletto ricordando che la Sapienza dapprima risiedeva presso Dio («Ho posto la mia dimora lassù, il mio trono era
una colonna di nubi») per poi prendere la dimora presso Israele («il mio creatore mi fece piantare la tenda e mi disse: fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele»). La sapienza, coautrice di Dio nella creazione dell’universo,
assume dimora presso il popolo amato da Dio.
Giovanni traspone al Cristo questa dinamica e ci racconta che «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» e, dopo alcuni versetti: «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».
Diversamente da quello che accade nella maggior parte delle religioni mondiali, il Dio della tradizione ebraico-cristiana entra in relazione con gli uomini al punto di abitare con loro, di vivere come loro, nella loro condizione di precarietà. Gesù, Verbo del Padre, a lui coeterno e co-creatore dell’universo, ha
scelto di incarnarsi nella nostra storia per compiere una volta per tutte il progetto di salvezza dell’uomo. Il creatore di tutto, anziché la vita beata del
mondo celeste o gli agi di un tempio sfarzoso, ha scelto il tempio più fragile della corporeità umana, assumendo forma di uomo.
L’abitudine della religiosità comunemente praticata, a volte ci fa perdere di vista la straordinaria portata di questi fatti e le straordinarie conseguenze che ne
derivano: il Dio che si fa uomo, vive da uomo, abita nella tenda della precarietà insieme all’uomo, soffre, gioisce e muore come uomo, ebbene questo Dio santifica l’uomo. Nella seconda lettura di oggi leggiamo infatti: «Benedetto sia
Dio […] in lui (in Cristo) ci ha scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità». L’uomo che si presenta santo e immacolato presso Dio lo può fare solo perché è “in Cristo”. Dio che si fa uomo autografa nel nostra umanità stropicciata dal peccato, il Cristo facendosi uomo santifica l’uomo.

Per la preghiera e la riflessione:
Il Dio immenso dimora in una tenda accanto a me. Lo so accogliere?
Il Dio creatore sceglie un corpo di uomo come tempio della sua dimora,
santificando ogni uomo: amo il mio prossimo per la presenza di Cristo in lui