Natale del Signore – 25 dicembre 2019 (prof. Marco Forin)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Andarono, senza indugio». (Lc 2,16).
Capita che le tradizioni ci facciano compiere gesti di profonda saggezza e
intrisi di significati, spesso senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Ad esempio: proviamo a fermarci per un istante davanti al presepio. O,
meglio, intorno al presepio. Tra i figuranti di questa antica tradizione della Chiesa, risalente al 1223, ad opera di San Francesco, si trovano i pastori e i Magi, personaggi solo apparentemente secondari. Si tratta di figure generiche e anonime; tuttavia gli evangelisti riservano loro un ruolo importante nelle narrazioni dell’infanzia di Gesù.
L’immagine popolare del pastore, allora molto più di oggi, era in forte
contraddizione con il senso di regalità e potenza che circondava l’attesa messianica. Si trattava perlopiù di gente non istruita, destinata ad un lavoro molto faticoso e umile, probabilmente nemmeno in grado di comprendere la portata effettiva di ciò che stava accadendo. Eppure i pastori sono i primi
destinatari del Vangelo, i primi che aderiscono alla buona notizia portata
dagli angeli muovendosi per giungere alla grotta indicata dai messaggeri
celesti. I pastori sono i primi credenti. Di fronte al Cristo bambino non piegano le ginocchia i potenti, gli istruiti, i saggi o i sapienti, bensì i pastori.
Accanto ai pastori si stagliano altre figure tipiche della rappresentazione
natalizia: i Magi. Anche costoro sono tra i primi che si avvicinano al mistero del Dio fatto uomo. Ciò che stupisce è che i Magi sono persone che non appartenevano al popolo eletto bensì uomini stranieri, venuti da oriente, quasi certamente di origine pagana. Ancora una volta ci accorgiamo che ad acclamare il messia atteso dalle scritture non ci sono le massime autorità del mondo ebraico, non i saggi, non i dotti, non i religiosi. Ci sono gli stranieri, i
pagani, gli impuri.
In quella notte ad adorare il Signore ci sono uomini umili e stranieri.
Chi meglio di loro può capire il messaggio del Dio incarnato? Chi più di un umile saprà essere grato ad un Dio che lo ama al punto tale da farsi umile?
Chi più di un peccatore saprà essere riconoscente ad un Dio che lo ama e lo
perdona? Tronfi nelle nostre certezze, spesso ci dimentichiamo di chinare il
capo di fronte al Dio potente che si è umiliato fino alla morte per amore
dell’uomo ribelle. I Magi e i pastori, hanno saputo farlo, senza indugio.

Per la preghiera e la riflessione.
Contemplo il presepio soffermandomi sulle immagini dei pastori e dei Magi.
Chiedo a Dio di illuminare i miei occhi e il mio cuore per avvicinarmi a lui senza indugio.