III Domenica di Avvento – 15 dicembre 2019 (prof. Marco Forin)

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«Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi». (Is 35,6).
Negli anni immediatamente successivi alla deportazione da Gerusalemme a
Babilonia (586 a.C. circa) il popolo di Israele attendeva la liberazione
dall’oppressore. Isaia nel capitolo 36 rincuora gli israeliti descrivendo tempi migliori, tempi in cui il Messia li avrebbe salvati dall’oppressione. I segni di questa salvezza – scrive – saranno eclatanti: i ciechi vedranno, i sordi udranno, lo zoppo salterà come un cervo e così via. Segni conoscibili, straordinari, che non lasceranno spazio ad alcun dubbio.
Nel vangelo di oggi, Giovanni Battista manda i suoi discepoli da Gesù a
domandargli se veramente egli fosse il Cristo atteso dalle scritture. Gesù non risponde direttamente alla domanda, bensì, come era tipico nel metodo educativo degli antichi, replica con una frase che ha lo scopo di stimolare la riflessione nei suoi interlocutori: Gesù invita i discepoli di Giovanni Battista ad aprire occhi e orecchi per riconoscere i segni che li circondano e riferire.
Dopo la partenza degli inviati di Giovanni, per tre volte Gesù sferza le folle con la domanda: «che cosa siete andati a vedere nel deserto?».
Gesù sta invitando i discepoli di Giovanni, le folle, noi, ad andare oltre le apparenze, ad allargare lo sguardo, a guardare diversamente ciò che prima avevano visto con occhi non pienamente consapevoli. Non tutti, pur vedendo quello stava accadendo, erano in grado di capire.
Questo episodio ci richiama alla mente la vocazione del profeta Isaia; il
mandato profetico che Dio gli affida si apre così: «Và e riferisci a questo
popolo: Ascoltate pure ma non comprenderete, osservate pure ma non
conoscerete» (Is 6,9).
Certo anche per il Battista non deve essere stato facile: egli, come ogni
israelita, attendeva quei segni messianici profetizzati da Isaia. Ma Gesù non è apparentemente Messia come Israele lo attendeva, non è il grande liberatore politico che tutti aspettavano. Tuttavia, come per il Battista, così noi oggi
siamo consolati da Gesù Maestro che indica la via da seguire: guardarsi
intorno con nuovi occhi per ammirare i prodigi; riconoscere i segni
messianici per imparare ad avere fiducia.

Per la preghiera e la riflessione
Quali sono i segni che mi circondano che possono condurmi a riconoscere
Gesù Messia?
Chiedo luce allo Spirito Santo affinché illumini i miei sensi, la mente e il
cuore per riconoscere e accogliere il Vangelo di Gesù.