I Domenica di Avvento – 1 dicembre 2019 (prof. Marco Forin)

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«Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce». (Rm 13,11-12).
Il tempo scorre, i giorni volano e manca sempre il tempo per fermarci un poco in ascolto. Ma come ogni anno, inizia il tempo liturgico dell’avvento, periodo propizio per rallentare la frenesia della vita. Siamo invitati a fermarci in attesa di Gesù che viene e in ascolto di Dio che non ha mai smesso di parlarci.
San Paolo, nella lettera ai Romani, ci offre tre suggerimenti su come affrontare questo tempo di grazia. Innanzi tutto l’Apostolo ci invita ad essere consapevoli del momento, cioè a non lasciare che il tempo ci scorra addosso senza prenderne coscienza. Avvento non è solo aspettare il giorno di Natale per festeggiare con solenni liturgie in chiesa e a tavola: il cammino che si compie è prezioso di per se stesso perché è momento di conversione, è tempo di grazia. L’Apostolo ci richiama ad assumere questa consapevolezza.
Paolo sottolinea con forza anche il motivo che genera questo nuovo atteggiamento consapevole: «la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti». Anche il vangelo di oggi ci aiuta ad approfondire questo punto: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». (Mt 24,42-44). La metafora del ladro è lungimirante perché se da un lato sottolinea l’imprevedibilità dell’evento, dall’altro ha una connotazione negativa e porta con sé le caratteristiche del timore e dello spavento di una attesa imprevedibile.
Infine sempre Paolo ci suggerisce anche un’indicazione concreta sul come affrontare questo tempo: gettare via le opere delle tenebre e indossare le armi della luce. Vivere nelle tenebre è una evidente metafora per indicare la vita nel nascondimento, nella paura, nel buio del peccato e dell’ignoranza. La luce, primo tra tutti gli elementi creati da Dio per sconfiggere il caos (Gn 1,3), è simbolo della verità che illumina le menti e i cuori. Indossare le armi della luce significa allora intraprendere una battaglia spirituale che aumenti la nostra consapevolezza e il nostro desiderio di attesa del Signore; indossare le armi della luce significa invocare da Dio l’illuminazione delle nostre menti e dei nostri cuori per poterci avvicinare sempre più al mistero dell’incarnazione di Gesù.
Per la riflessione e la preghiera.
In questa prima settimana di avvento prendo consapevolezza del tempo di grazia che sto vivendo in attesa del Natale del Signore.
San Paolo suggerisce di gettare via le opere delle tenebre ed indossare le armi della luce: cosa può significare questo nella mia vita quotidiana?