XXXIII Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 17 novembre 2019 (prof. Marco Forin)

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«[…] io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non
potranno resistere né controbattere». (Lc 22,15).
Nel Vangelo di questa domenica troviamo una potente affermazione di Gesù.
Analizziamola in due passi. Il primo è relativo al contesto in cui è collocata:
si tratta di un discorso apocalittico dove si preannunciano segni, sventure e persecuzioni nei confronti dei cristiani. E’ verosimile che al tempo della stesura del Vangelo di Luca già fossero in atto persecuzioni a carico dei cristiani e che l’evangelista facesse riferimento a esperienze concrete di falsi profeti che preconizzavano la venuta dei tempi ultimi. Di fronte a queste
realtà – da un lato persecutorie, dall’altro ideologicamente fuorvianti –
possiamo immaginare che la comunità cristiana richiamasse alcune
affermazioni del Gesù storico applicandole alle situazioni contingenti. Questa frase in particolare sembra fatta apposta per la situazione: i cristiani increduli
di fronte a persecuzioni discriminatorie o non sufficientemente preparati per affrontare le prime eresie, avrebbero ricevuto le parole necessarie per controbattere ai persecutori e contrastare gli errori di dottrina. E in effetti
così fu: gli atti dei martiri dei primi secoli conservati dalla tradizione e gli stessi Atti degli Apostoli confermano come i cristiani delle origini seppero fronteggiare con forza le avversità di quegli anni. Il secondo passo per capire la frase è relativo alla terminologia utilizzata: il concetto di “parola” (ad
essere precisi nel testo originale compare per metonimia “bocca”) nella
tradizione biblica ebraica e cristiana ha una grande quantità di sfumature.
L’aspetto fondamentale riguarda la potenza creativa della parola. Due
semplici esempi: in primo luogo ricordiamo le pagine del libro della Genesi in cui dalla bocca di Dio esce la parola “sia” seguito da qualcosa (la luce, l’asciutto, gli animali, l’uomo…); quanto detto, semplicemente, avviene!
D’altra parte ripensiamo all’epopea incarnativa del Verbo, il prologo del
vangelo di Giovanni, dove la parola di Dio (il Verbo) si rende carne nella
storia in Gesù Cristo e salva l’uomo. Quando si fa riferimento al concetto di parola non si può prescindere da questi richiami fondamentali. Gesù promette ai suoi discepoli la parola; provenendo da Dio, se illuminata dallo Spirito (“parola di sapienza”), non può che essere performante, creativa, salvifica. Il credente che parla francamente e ispirato da Dio ha dunque un potere immenso donato da Gesù: quello di parlare con la stessa sua parola foriera di salvezza. Che responsabilità!

Per la preghiera e la riflessione
Lasciamo che le nostre parole