XXXI Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 3 novembre 2019 – prof.Marco Forin

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“Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento». (Sap 11,23).
«Un uomo […] cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva […] per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro». (Lc 19,2-4).
Il testo di Sapienza di questa domenica è incredibilmente consolatorio perché in poche sintetiche parole si riassumono il modo in cui Dio guarda all’uomo:
Dio ha compassione di tutto perché tutto può. L’immagine è meravigliosa:
non si tratta di una compassione per così dire “buonista”, compiuta da un Dio che alla fine accetta che l’uomo non sia in grado di far di più di quel poco che fa e lo perdona quasi sconsolato. La misericordia di Dio è proporzionale alla sua onnipotenza e, poiché Dio è onnipotente (“tutto puoi” recita il testo biblico), infinita risulta essere la sua misericordia. Quanta consolazione;avremmo se fossimo capaci di accettare la misericordia di Dio come infinita!
Smetteremmo, forse, di confondere il pentimento generato dalla conversione
con il senso di colpa, quest’ultimo del tutto inutile ai fini di accogliere il vero;amore di Dio. A proposito di questo aspetto mi pare emblematica la figura di Zaccheo. Si tratta di un uomo che produceva ricchezza in un modo considerato impuro per il popolo ebraico, facendo da esattore delle tasse per conto dei romani. Si consideri che non è il lavoro in sé ad essere disprezzato:
il problema stava nel fatto che i Giudei disprezzavano il potere dei romani ma soprattutto disprezzavano la loro idolatria e avere a che fare con loro rendeva impuri (si toccava denaro con l’effige dell’Imperatore). Ma Zaccheo – l’odiato Zaccheo! – cerca Gesù: sa che passa, che è da vedere, sa che lo deve incontrare. Lui è piccolo, ne è consapevole e la folla gli impedisce di raggiungere quell’uomo speciale che voleva conoscere a tutti i costi. Zaccheo
con un colpo d’inventiva si arrampica su un sicomoro e incrocia lo sguardo
del Maestro che passa. E’ stupefacente il modo in cui Gesù si rivolge a lui: si invita a casa sua. Nessun ragionamento, nessuna predica, nulla di nulla: solo misericordia. Pare anche irrilevante il modo in cui Zaccheo si giustifica della
sua condotta dicendo che nonostante tutto rimane un uomo devoto che prega
e fa elemosina. Gesù gli dona misericordia, perché Gesù è la proiezione di Dio sulla terra, è misericordioso per conto del Padre. A noi uomini, piccoli;di statura come Zaccheo, spetta solo un piccolo anelito di ricerca: desiderare
come lui di salire su un albero per cambiare prospettiva e vedere da lassù
tutta la misericordia di Dio per me.

Per la preghiera e la riflessione
Provo a salire sull’albero come Zaccheo: cerco Gesù, cambio le mie
prospettive e riconoscosco da lassù la misericordia di Dio.