XXIX Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 20 ottobre 2019 (prof. Marco Forin)

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«Le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi». (Lc
18,5).
Nel Vangelo odierno Gesù racconta di una particolare relazione tra una
vedova insistente e un giudice ingiusto. La condizione di vedovanza non era
nell’antichità tutelata da alcuna forma di sostentamento: non essendo le
donne proprietarie di nulla difficilmente avevano la possibilità di sostentarsi
con facilità, in modo particolare se appartenenti alla fascia bassa della
popolazione. La vedova del racconto ci viene presentata come molto caparbia
nell’insistere con il giudice affinché costui le renda giustizia nei confronti di
un suo avversario in merito ad una non meglio precisata diatriba. Dall’altra
parte abbiamo il giudice, uomo a dir suo privo di timor di Dio: questo
atteggiamento laico – per così dire – del giudice nel mondo antico non aveva
una connotazione positiva. Si pensi che la maggior parte delle norme che
regolavano lo stato sociale erano di provenienza religiosa e contenute nella
Bibbia: si intende bene che il fatto che il giudice non fosse rispettoso della
volontà di Dio non deponeva certo a suo favore. Tuttavia, nonostante questa
sua ingiustizia (letteralmente è meglio tradurre “ingiusto” anziché “iniquo”)
si decide per fare giustizia alla donna vedova e povera, decisamente in
condizione di bisogno e di tutela. L’unica ragione per cui questo giudice
muove in favore della vedova è la di lei insistenza, per liberarsene, insomma.
L’esempio portato da Gesù è poi ampliato a fortiori: se il giudice ingiusto
ascolta la vedova che lo importuna, può forse Dio giusto non ascoltare le
preghiere dei giusti?
Il vangelo è molto attento a non soffermarsi su due dettagli: il primo riguarda
la specifica richiesta della vedova, il secondo l’esito del giudizio. In entrambi
i casi i dettagli rimangono inespressi e mi pare sia particolarmente simbolico
quando si parla delle modalità della preghiera: la preghiera più profonda e
spontanea è spesso relativa ad un argomento ma raramente si dovrebbe
manifestare con richieste troppo dettagliate: non siamo noi a dire a Dio che
cosa deve fare, quanto piuttosto chiedere illuminazioni per affrontare con la
nostra propria responsabilità le difficoltà contingenti. Allo stesso modo anche
il giudizio del giudice non è esplicitato, proprio come spesso non è proprio
del tutto evidente la proiezione del nostro futuro che Dio ci para davanti agli
occhi. Il Vangelo ci insegna però una verità che pare incontrovertibile: la
risposta di Dio alle nostre domande ci sarà sempre.
Per la preghiera e la riflessione
Imparo l’insistenza nelle mie preghiere verso Dio, chiedo luce per intendere
le strade che Dio mi propone.