XXVIII Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 13 ottobre 2019 « (prof. Marco Forin)

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«Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,
all’infuori di questo straniero?». (Lc 17,18).
Iniziamo osservando il viaggio di Gesù: si tratta di un viaggio caratteristico
nel vangelo di Luca, particolarmente significativo perché in Luca la geografia
degli spostamenti di Gesù sembra avere una logica. Gesù, infatti, sale a
Gerusalemme una sola volta (e non tre come sembrano farci intuire gli altri
vangeli), lì muore, risorge e lì inizia la Chiesa che proprio da Gerusalemme si
spande fino ai confini della terra allora conosciuta. Raccontando questo
viaggio Luca ci fa notare che Gesù passa attraverso le terre della Galilea e
della Samaria. Se la Galilea era un territorio di provincia ma culturalmente
legato al mondo giudaico, la Samaria era differente per tradizioni; tra giudei e
samaritani non correva buon sangue. Dunque già lo stesso fatto che si
menzioni la Samaria in questo viaggio di Gesù è un dato che fa riflettere: il
vangelo nella persona di Gesù cammina per le strade del mondo, senza
badare alle nazionalità e ai territori.
In secondo luogo a Gesù si avvicinano dieci lebbrosi. Il numero dieci dà idea
della compiutezza, come se si trattasse dell’intero mondo rappresentato in
quei malati. Ma per le culture antiche la lebbra era una malattia inviata da
Dio per punire gli uomini a causa dei loro peccati; era perciò considerata
gravemente impura e i lebbrosi condannati a vivere al di fuori delle mura
della città. Gesù non si scandalizza al loro arrivo, anzi dà loro il comando di
andare a ringraziare per la guarigione di una malattia, come era d’obbligo
fare per la legge ebraica. Ma, attenzione, la guarigione avviene mentre loro
stavano andando, non prima. Luca sembra suggerire che è il gesto della
partenza dei lebbrosi che li guarisce o, meglio ancora, la fede sulla parola di
Gesù che li invita a partire. Cosa abbiano fatto gli altri nove non ci è dato
sapere, non è detto che non siano andati esattamente dove aveva detto Gesù,
cioè dal sacerdote. E’ il samaritano a non fare quello che gli era stato detto:
torna sui suoi passi. E’ una dinamica interessante poiché il Samaritano è
lodato nonostante abbia trasgredito sia la regola della Legge mosaica (che
prevede che ci si presenti ai sacerdoti dopo la guarigione delle lebbra) sia il
comando di Gesù.
Il samaritano, uomo considerato inferiore all’epoca per la sua appartenenza a
questo odiato popolo, è stato però l’unico a saper spostare l’attenzione sulla
causa ultima della sua salvezza tornando da Gesù per lodare Dio.
Per la preghiera e la riflessione
Impariamo dal lebbroso samaritano a concentrare la nostra attenzione su
Gesù fonte della nostra salvezza.