XXVII Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 6 ottobre 2019 (prof. Marco Forin)

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«[…] dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». (Lc
17,10).
Il Vangelo di questa domenica ci racconta di una domanda che Gesù pone
come esempio edificante sul rapporto tra servi e padroni. Il testo non è
immediatamente chiaro e il contesto, a prima vista, non ci aiuta. Gesù, dopo
che i suoi discepoli gli hanno chiesto di aiutarli ad aumentare la loro fede e
aver loro dato una prima nota risposta, chiede a loro come si
comporterebbero nei confronti di un servo che ha passato la giornata a
lavorare nei campi: lo metterebbero a tavola per servirlo oppure gli
chiederebbero di continuare a fare il lavoro di servo? In fin dei conti è
normale così, è giusto che il servo serva come è giusto che il padrone
comandi. Ma dove sta la novità evangelica? Per capire notiamo che l’esempio
inizia così: “Chi di VOI, se ha un servo…”. Quel “voi” è molto importante
perché mette bene in chiaro che quello è il modo di agire umano: infatti per
noi uomini è normale che ognuno faccia il suo mestiere. Ma se andiamo di
qualche pagina indietro nel vangelo di Luca troviamo questo testo: «Beati
quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi
dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a
servirli» (Lc 12,37). In Luca 12 il padrone non è immagine degli uomini ma
metafora per indicare Dio e il premio che dona ai suoi servi che lo hanno
atteso vegliando. Ecco allora una prima chiave di lettura: il modo di Dio e il
modo degli uomini di vedere il servo (Matteo direbbe “umile di cuore”) è
profondamente diverso perché, mentre il padrone-uomo fa permanere il
servo nella sua condizione umile, il padrone-Dio lo eleva e si mette a
servirlo. Per un secondo aspetto chiediamoci: perché questo esempio di Gesù
è collocato esattamente in questo contesto? La domanda precedente riguarda
la fede, cosa c’entrano il servo e il padrone? Troviamo una risposta
articolando le parole di Gesù riportate all’inizio e alla fine del Vangelo: alla
domanda di aumentare la fede Gesù risponde con un paradosso perché per
essere aumentata la fede deve farsi minuscola, piccolissima, come quella dei
Santi più grandi, umilissima. Ecco che l’esempio dei servi torna in aiuto:
come i servi rimangono al loro posto e svolgono umilmente le loro attività
così l’uomo pieno di fiducia si pone in condizione di umiltà di fronte al
Signore, aspettandolo e accogliendolo dentro di sé con la consapevolezza di
essere un servo “inutile” (più preciso tradurre con “senza pretese”).

Per la preghiera e la riflessione
Imparo da Gesù, servo dell’uomo per la sua salvezza e diventare un “servo
senza pretese” per poter accrescere realmente la mia fede.