Lasciamoci educare dal Signore. La lettera pastorale 2019/2020 di S.E.R. mons. Luigi Testore.

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Carissimi,
lo scorso anno abbiamo iniziato insieme il nostro cammino pensando all’impegno
della Chiesa diocesana nel rispondere alle esigenze del tempo
presente. Quest’anno
vorrei provare a riflettere con voi sul compito educativo delle nostre comunità.
Va detto innanzi tutto che chi educa veramente è il Signore. Pensiamo ad esempio al percorso del popolo di Israele nella sua lunga storia e a come Dio lo abbia guidato e gli
abbia fatto scoprire progressivamente il Suo volto e il Suo
progetto.

– Dio educa il Suo popolo

Leggendo la storia biblica si vede infatti come Dio sia stato
un grande educatore e come, attraverso vari passaggi e difficoltà, abbia condotto il suo popolo. Potremmo a questo proposito rileggere la storia di Abramo, il libro dell’Esodo,
ma anche pensare al tempo dei giudici e alla scelta di fondare il regno. Tutti passaggi nei quali il popolo di Dio si è lasciato guidare ed educare, superando i propri errori e
comprendendo sempre meglio chi era il Dio dell’Alleanza.
Anche Gesù ha fatto fare un percorso ai suoi discepoli, non ha preteso che capissero tutto immediatamente. Li ha
aiutati a scoprire il volto del Padre attraverso le Sue parole
e i Suoi gesti, ha fatto capire loro, giorno dopo giorno,
qual era il progetto di Dio e come loro stessi avrebbero
potuto diventarne i costruttori.

– Un’educazione paziente

Compito della Chiesa è rimeditare costantemente la Parola di Dio e, attraverso tutta la storia della salvezza e l’annuncio di Gesù in particolare, far scoprire il Dio che si è rivelato e far conoscere il Suo progetto di novità e dispe-
ranza per l’umanità.
Lo strumento che più accompagna questo nostro compito ecclesiale è la catechesi, attività nella quale profondiamo tante nostre energie come comunità cristiana. La domanda
che ci poniamo è se quanto stiamo facendo sia sufficiente e se produca i risultati sperati. Spesso infatti si può notare un certo disagio nelle nostre parrocchie e anche un senso
di scoraggiamento, perché sembra che il grande impegno. posto nella attività di catechesi dia poi
scarsi risultati.
Ma non è dell’esito immediato che dobbiamo preoccuparci.
Sembra spesso che i bambini che frequentano la nostra catechesi siano molto distratti e non ricordino nulla di quello che viene loro insegnato. Anche gli adolescenti e i
giovani che frequentano i nostri gruppi sembrano spesso
avere comportamenti molto lontani da quelli cristiani, ma non bisogna per questo scoraggiarsi. L’attività educativa penetra lentamente, ma poi rapidamente riaffiora.

– Un’esperienza personale

Mi permetto a questo proposito di raccontarvi una mia
molto semplice esperienza personale. Qualche anno fa abitavo a Milano in una parrocchia della zona di Porta Vittoria ed ero solito percorrere a piedi ogni sera un paio di
chilometri per tornare a casa dall’ufficio di curia. Attraversando i giardinetti incontravo sempre un numeroso gruppo di giovani sui vent’anni che stavano sulle panchine a
chiacchierare e a fumare, non solo sigarette. Con il passare
del tempo siamo diventati amici, mi fermavo a parlare con
loro. All’inizio erano un po’ stupiti di incontrare un prete, mi facevano molte domande, ma poi si è creata una certa familiarità, ho scoperto che tutti erano stati battezzati e avevano fatto catechismo in parrocchia, anche se da allora non vi avevano mai più messo piede.
Una sera li ho trovati tristi e in crisi perché era improvvisamente morta la mamma di uno di loro. Ho saputo che due giorni dopo ci sarebbe stato il funerale nella mia parrocchia e allora ho detto loro che, se volevano, la sera successiva ci saremmo potuti incontrare in chiesa per dire una preghiera e riflettere insieme sul mistero della morte.
Con mia sorpresa, la sera dopo mi sono trovato in chiesa non solo i soliti giovani delle panchine, ma tutti i loro amici, almeno ottanta tra
ragazzi e ragazze.
Abbiamo letto un brano del Vangelo e fatto insieme una riflessione. Poi mi è venuto spontaneo dire loro che, visto che il giorno successivo avrebbero partecipato al funerale,
io ero disponibile per chi eventualmente desiderava confessarsi per poter poi vivere pienamente la celebrazione.
Praticamente tutti hanno voluto confessarsi o parlare con
me. Sono rimasto in chiesa molto oltre la mezzanotte. Ma la cosa che mi ha più colpito è stata che quei giovani, che avevano fatto solo un po’ di catechesi da bambini, conoscevano con chiarezza i valori cristiani essenziali.
Vi ho raccontato questo per ricordare quanto sia importante la catechesi, anche semplice, che svolgiamo nelle nostre comunità.

– Rendere vive e concrete le parole di Gesù

È necessario però che la nostra catechesi non sia come un’ora in più di scuola, ma faccia soprattutto compiere esperienze. I ragazzi devono sentirsi coinvolti nella vita
della comunità cristiana. Lo spirito del Vangelo si capisce soprattutto vivendolo e si possono trovare forme che aiutino anche i più piccoli a vivere esperienze di accoglienza e di carità che rendano vive e concrete le parole di Gesù che ascoltiamo nel Vangelo.
Questo vale naturalmente, a maggior ragione, per gli adolescenti e i
giovani. Le attività formative a loro rivolte devono necessariamente coinvolgerli, far fare esperienze di servizio, farli sentire parte viva della comunità e pienamente corresponsabili della vita sociale ed ecclesiale.

Si è da poco concluso il sinodo dedicato ai giovani e possiamo ricordare questo passo della Esortazione post sinodale di Papa Francesco:
n. 174. “Voglio incoraggiarti ad assumere questo impegno,
perché so che “il tuo cuore, cuore giovane, vuole costruire un
mondo migliore. Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti
giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per
esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. I
giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri siano
protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il
futuro! Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle
inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in
varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore.
Cari giovani,
per favore, non guardate la vita ‘dal balcone’, ponetevi dentro
di essa. Gesù non è rimasto sul balcone, si è messo dentro; non
guardate la vita ‘dal balcone’, entrate in essa come ha fatto
Gesù.
Ma soprattutto in un modo o nell’altro, lottate per il
bene comune, siate servitori dei poveri, siate protagonisti della
rivoluzione della carità e del servizio, capaci di resistere alle
patologie dell’individualismo consumista e superficiale”

L’attività educativa con i giovani deve prima di tutto aiutarli a vivere il Vangelo attraverso gesti concreti. Naturalmente occorre poi anche aiutarli a scoprire la dimensione più spirituale del loro agire, a imparare a pregare e ad
ascoltare la Parola di Dio.

– Una pastorale giovanile per tutti.

Sempre nella sua esortazione, Papa Francesco indica la necessità che la Chiesa si apra in modo inclusivo alla realtà giovanile, proponendo una pastorale capace di dare spazio
a tutti:
n. 234. “Nel Sinodo si è esortato a costruire una pastorale giovanile capace di creare spazi inclusivi, dove ci sia posto per
ogni tipo di giovani e dove si manifesti realmente che siamo
una Chiesa con le porte aperte. E non è nemmeno necessario
che uno accetti completamente tutti gli insegnamenti della
Chiesa per poter partecipare ad alcuni nostri spazi dedicati
ai giovani. Basta un atteggiamento aperto verso tutti quelli
che hanno il desiderio e la disponibilità a lasciarsi incontrare
dalla verità rivelata di Dio. Alcune proposte pastorali possono
richiedere di aver già percorso un certo cammino di fede, ma
abbiamo bisogno di una pastorale giovanile popolare che apra
le porte e dia spazio a tutti e a ciascuno con i loro dubbi,
traumi, problemi e la loro ricerca di identità, con i loro errori,
storie, esperienze del peccato e tutte le loro difficoltà.”
Possiamo lasciarci accompagnare da queste parole del Sinodo per
cercare anche noi le modalità concrete e possibili con cui vivere una pastorale giovanile aperta e inclusiva. Questo non significa certo trascurare cammini spiritualmente forti e non aiutare i più disponibili a vivere pienamente la loro
vita cristiana. È necessario, però, preoccuparsi anche di chi
è più debole, di chi non riusciamo magari a far venire a
Messa ma è disponibile a cogliere almeno qualche aspetto
importante del messaggio cristiano.

– La catechesi degli adulti e degli anziani

C’è poi nelle nostre comunità anche l’esigenza di una
catechesi per gli adulti e per gli anziani. Domandiamoci
che percorsi possiamo fare anche con loro perché possano
tenere sempre viva la loro fede e non cadano nel rischio
di una religiosità solo tradizionale. Tutti hanno bisogno
di riscoprire in modo sempre nuovo la propria scelta di
essere cristiani e una possibile dinamica evangelica della
propria vita.

– Alcuni suggerimenti per la catechesi

Per dare anche quest’anno qualche indicazione pratica,
avanzo volentieri alcuni semplici suggerimenti.
1. Mentre ammiro l’impegno che vedo da parte dei catechisti, vorrei ancora invitare ad un ulteriore passo
in avanti nella loro formazione, che potrà essere promossa con incontri a livello parrocchiale, zonale o
diocesano.
2. Per la catechesi dei bambini andrebbe evitato un
percorso eccessivamente lungo. Gli anni di preparazione alla Prima Comunione dovrebbero essere
due e anche la distanza tra la Prima Comunione e la Cresima non dovrebbe superare i due anni. Indicativamente la Prima Comunione potrebbe essere celebrata intorno ai 10 anni di età e la Cresima conferita
a circa 12 anni.
3. Andrebbe pensato anche un percorso da fare con le
famiglie prima del Battesimo e dopo il Battesimo. Si potrebbe ragionare su qualche iniziativa per i bambini piccoli e le loro famiglie prima dell’inizio della catechesi, con 2 o 3 incontri all’anno per i genitori e
qualche attività parallela per i bambini. Altrettanto importante è poi il lavoro da fare con i
genitori durante il percorso catechistico, cercando
di incontrarli non per dare indicazioni e informazioni ma provando a leggere con loro una pagina
di Vangelo e a commentarla insieme immaginando anche, assieme a loro, come la si potrebbe spiegare
ai bambini.
4. L’ideale sarebbe che, soprattutto nel percorso di preparazione alla Cresima, i catechisti adulti possano
essere affiancati da qualche giovane, che curi maggiormente l’aspetto di animazione e di relazione di
gruppo tra i ragazzi e possibilmente prosegua con
loro nelle attività del dopo Cresima.
5. È prevedibile che molti abbandonino la vita parrocchiale dopo la Cresima, ma è necessario poter offrire
un percorso interessante a quelli che sono disponibili a continuare.
6. Ovviamente deve essere una proposta molto diversa da quella della catechesi, che aiuti i preadolescenti e gli adolescenti a fare esperienze positive di vita cristiana e li orienti ad una disponibilità all’impegno
e al servizio, appassionandoli attraverso esperienze
concrete e con il sostegno e l’esempio dei loro educatori.
7. Bisognerà naturalmente tener conto della specifica conformazione territoriale della nostra Diocesi, con
la presenza di molte parrocchie piccole. Per questo sembra importante favorire iniziative interparrocchiali e zonali già dal dopo Cresima.
8. A maggior ragione bisogna pensare ad attività per adolescenti, giovani e adulti da sviluppare a quel livello, perché in moltissimi casi la struttura della parrocchia non è più in grado di organizzare una pastorale adeguata.

– Lasciarsi sedurre dalla buona notizia

Carissimi, come vedete anche quest’anno le mie indicazioni sono molto semplici.
È importante, però, che le nostre comunità sappiano appassionarsi al loro compito educativo e, superando le fatiche, si sentano capaci di continuare a trasmettere la fede da una generazione all’altra, si lascino
sedurre dalla forza della buona notizia del Vangelo e non
abbiano paura di dedicare tutte le proprie energie a questo
scopo.

Ci affidiamo all’intercessione di
S. Guido, nostro Patrono
che dall’alto veglia sulla nostra Chiesa.

Su tutti voi invoco la benedizione del Signore.

✠ Luigi
Vescovo di Acqui
8 settembre 2019