XXIV Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 29 settembre 2019 – (prof. Marco Forin)

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«Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”». (Lc 16,29).
Il Vangelo di questa settimana ritorna sulla tematica del possesso dei beni
materiali e del loro uso. La nota parabola del ricco e del povero ci pone di fronte ad un uomo che disprezza la povertà di Lazzaro mendicante alla sua porta mentre questi è commiserato dai cani, animali disprezzati nel mondo ebraico antico. Il fatto che mentre l’uomo ricco stia gozzovigliando immerso nei suoi piaceri mondani mentre le bestie leccano le ferite del lebbroso ci fa
la sua cecità di fronte alla situazione di miseria in cui si trova il miserabile Lazzaro. L’occhio concentrato sulle proprie ricchezze non vede le altrui povertà e questo non necessariamente per malvagità. Si tratta primariamente della direzione verso cui concentriamo le nostre attenzioni: essendo gli uomini limitati quanto alle proprie percezioni va da sé che un eccessivo
interesse verso i possedimenti ci impedisce di esercitare la carità verso chi ne ha bisogno, carità che va intesa in senso ampio rispetto al mero aspetto economico. Molti uomini e molte donne vivono infatti una povertà anche umana, interiore, spirituale o una povertà di spirito causata da vicende personali che non si vedono a prima vista che sono indubbiamente laceranti.
E’ compito di chi ne ha la possibilità soccorrere il sofferente anche perché,
per noi cristiani, è manifestazione viva della presenza di Cristo.
Il racconto continua rendendo conto di cosa accade ai due protagonisti dopo
la loro morte: il ricco che in vita aveva goduto dei beni e delle ricchezze viene proiettato negli inferi, arso dalla sete, il povero accolto invece nel seno di Abramo, nella dimora degli antichi padri, nella gloria eterna. Non
possiamo ridurre questa immagine al semplice contrappasso che spetta ai due con la conseguente dinamica premio/punizione a seconda del
comportamento: dovremmo cercare una ragione più ampia per amare il
prossimo che non sia quella di evitare la punizione. Penso la si possa trovare nell’invito di Gesù all’ascolto degli ammonimenti provenienti dalla Legge e
dai profeti, gli scritti biblici che bene conoscono il dolore dell’uomo e
dell’uomo hanno intuito i punti di forza e le debolezze; ad esempio il profeta Amos rimprovera l’uomo troppo concentrato sui suoi possedimenti che
spadroneggia sul povero. Anche la storia ci insegna che tutto ciò è causa di squilibri sociali e guerre più o meno violente e conclamate. Intuiamo l’invito di Gesù a guardare in direzione del povero – di ogni di povertà – cercando di lenirne le sofferenze per vivere già nell’aldiquà un mondo migliore.

Per la preghiera e la riflessione.
Mi guardo intorno e cerco di riconoscere persone in stato di necessità e volgo a loro le mie attenzioni.