XXV Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 22 settembre 2019 « (prof.Marco Forin).

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

«Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta perché, quando questa verrà a
mancare essi vi accolgano nelle dimore eterne» (Lc 16,9).
Notiamo un apparente contrasto tra le parole di Amos e quelle di Gesù nella
parabola dell’amministratore disonesto, racconto esclusivo dell’evangelista Luca. Da un lato Amos, profeta contadino dell’VIII secolo avanti Cristo, si
scaglia contro i truffatori e i disonesti che ingannano la povera gente con bilance false e altri sotterfugi al fine di arricchirsi, e ricorda alla fine che
questo tipo di comportamento non passerà impunito al cospetto di Dio. Nel Vangelo siamo invece di fronte al racconto di un amministratore che cerca di ottenere dei benefici per sé stesso usando in modo fraudolento i beni del suo padrone; ci si aspetterebbe che questo atteggiamento venga stigmatizzato da
Gesù che invece mette in bocca al padrone del servo disonesto addirittura delle parole di lode. Troviamo una spiegazione nelle parole dello stesso Gesù a commento dell’episodio: “Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta”.
Sembra che, se la ricchezza è vista negativamente, sia invece positivo usare il denaro per il bene del povero (i debitori del padrone) perché crea un legame di amicizia profonda e di riconoscenza. Poco importa se i beni non appartengono all’amministratore infedele, sembra dire Gesù. Il dato positivo è il superamento della convenzione del possesso in favore dei più poveri.
L’insegnamento è radicale e severo: il possesso di beni può ostacolare
l’uomo nel suo cammino di incontro con Dio. In che modo possiamo
applicare questi insegnamento biblico alla vita quotidiana? Penso si possa
intendere in due modi: quello della radicalità fisica e quello della radicalità interiore. Il primo modo è tipico di chi abbraccia la vita, del mondo religioso o del clero, chiunque cioè scelga di abbandonare ogni cosa per seguire il Signore nella via della vocazione religiosa. In questo caso l’abbandono dei beni è fisico e indubbiamente radicale. Il secondo modo è per chi vive nel
mondo, tutti gli altri – la maggioranza dei cristiani – chiamati ad una vita chenon può prescindere dai beni per la sussistenza. In questo secondo caso occorre vivere i propri possessi in modo evangelico, quasi come se non ci appartenessero, cercando di farne l’uso necessario per la cura di chi ci sta intorno. Di certo non si tratta di un cammino facile! Camminiamo un passo
alla volta con la consapevolezza di vivere con e per il prossimo e amarlo con la certezza che più sapremo amare donando, più saremo eredi del regno dei cieli.

Per la preghiera e la riflessione
Provo, a piccoli passi ad amare il prossimo, scegliendo anche d