XXI Domenica del T.O. – 25 agosto 2019 (prof. Marco Forin)

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«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria». (Is 66,18).
«Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e
siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno
primi, e vi sono primi che saranno ultimi». (Lc 13,30).
Per il commento alle letture di questa domenica di fine estate, vogliamo
centrare la nostra attenzione sul confronto tra questi due brevi versetti.
Il primo dei due versetti è tratto da Isaia, il più famoso tra i profeti scrittori. Il libro di Isaia non fu scritto da una sola persona, ma da tre differenti scrittori in un arco di tempo che va dall’VIII al IV secolo a.C. Il capitolo 66, che chiude la terza parte ed è anche chiusura dell’intero libro, è stato scritto
verosimilmente dopo il ritorno dall’esilio di Babilonia da un autore che viene convenzionalmente chiamato Terzo Isaia. In questa parte del libro
individuiamo nettamente la consapevolezza che la salvezza di Dio ha portata universale. Sottolineo che l’uso della parola “genti” (ebraico “goyim”) non è irrilevante perché per il popolo ebraico indicava tutti coloro che non erano circoncisi e quindi esclusi dal patto di alleanza con Dio. Inaspettatamente, al
ritorno dall’esilio di Babilonia – la pagina più triste della storia ebraica antica, il profeta si rende conto che la salvezza non è limitata al solo popolo di Israele ma che anzi Dio chiama a sé popoli e genti da tutte le parti del mondo, circoncisi e non circoncisi, di tutte le lingue, per radunarle nella sua;città eterna: Gerusalemme.
Nel Vangelo la porta di quella città sembra stringersi: Gesù chiede ai
discepoli di sforzarsi di entrare per la porta stretta e li ammonisce dicendo che ad un certo punto il padrone di casa chiuderà la porta lasciando fuori quelli che si illudevano di essere dentro perché conoscevano bene il padrone per aver mangiato e bevuto con lui. Gesù conclude profetizzando che i salvati verranno da occidente e da oriente e coloro che si pensava sarebbero stati gli ultimi saranno i primi e viceversa. Simbolicamente si può intendere così: la salvezza non è scontata in base alla semplice appartenenza ad un determinato
gruppo religioso. Gesù ricorda ai suoi contemporanei di fede ebraica che non
è sufficiente appartenere al popolo eletto per guadagnarsi la salvezza ma che questa è disponibile anche per coloro che, provenienti da altre fedi, verranno accolti da Dio. Dunque il Vangelo ci insegna che la salvezza è una porta stretta sulla quale è scritto il nome di Gesù Cristo, salvatore del mondo.

Per la preghiera e la riflessione
Centro il mio sguardo e la mia attenzione su Cristo, via verità e vita, porta
che conduce alla salvezza.