XX Domenica del T.O. – 18 agosto 2019 (prof. Marco Forin)

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«Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma
divisione». (Lc 12,51).
Proseguendo nella lettura domenicale del capitolo 12 del Vangelo di Luca ci
imbattiamo in un passo che pare porsi in netta contraddizione con l’immagine
comune che si ha di Dio e dello stesso Gesù il quale qui parla di se stesso con toni del tutto inusuali.
Di Gesù si è soliti sottolineare la mansuetudine, la pacatezza, la capacità di sopportazione della sofferenza, la mitezza. Invece qui egli parla di se stesso come colui che porta la divisione sulla terra, colui che – addirittura – pone scompiglio all’interno di una famiglia mettendo in aperto contrasto gli uni
contro gli altri. Per tentare di comprendere cosa significhi questa espressione proviamo a immaginare cosa ha significato la sua predicazione nella Palestina di 2000 anni fa. Gesù predicava il superamento del rigido
formalismo religioso di allora in favore di una fede più interiore e spirituale,;proponeva un rinnovato modo di porsi in relazione con gli altri uomini e con
il mondo politico di allora – gli odiati romani! – e altro ancora. Un messaggio che fu certamente dirompente. Questo fa di Gesù un punto cardine della storia dell’umanità ma è evidente che sovvertire il modo di pensare consolidato del mondo antico non fu facile e, come la storia ci fa sapere, certamente portò scontri e divisioni. Potremo allora intendere questa espressione di Gesù in prima istanza come rottura tra il mondo antico con le sue tradizioni consolidate (ma superficiali) e il mondo evangelico da lui
predicato. Un secondo modo di intendere la divisione potrebbe essere
relativo al messaggio di Gesù per ciascun uomo: è un messaggio che chiede una conversione interiore, un messaggio scomodo che crea rottura perché;chiede di operare un cambiamento; ciò significa rinunciare ad un pezzo di sé:stessi alla ricerca di una maggiore comprensione della propria esistenza.
Potremmo dunque riassumere così il significato del vangelo di oggi: non si:tratta certo di un Gesù che fomenta guerre o lotte tra esseri umani (anche se;molto spesso nella storia gli uomini hanno usato la bandiera della fede cristiana come scudo per giustificare le loro guerre politiche); è piuttosto
l’assunzione di consapevolezza che l’adesione radicale al messaggio
evangelico chiede una conversione e ogni conversione necessariamente
genera una rottura con il passato, con le proprie abitudini o, addirittura, con la propria interiorità.

Per la preghiera e la riflessione
Chiedo al Signore di avere la forza di seguire la strada da lui tracciata
accettandone gli scogli di cambiamento