XIX Domenica del T.O. – 11 agosto 2019 (prof. Marco Forin)

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«Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi». (Lc 12,43).
«Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si
vede». (Eb 11,1).
Tra le molteplici suggestioni che si possono ricavare dalle letture di oggi, soffermiamo la nostra attenzione sui temi della fede e della conoscenza. Il servo cui viene affidata la custodia della casa, sia nel caso in cui decida di
comportarsi in modo congruo alle richieste del padrone, sia che spadroneggi spudoratamente prevaricando i suoi sottoposti di cui invece avrebbe dovuto:prendersi cura, NON SA quale sia il momento del ritorno del suo padrone.
Ancor più della necessità di comportarsi bene in attesa di un giudizio da parte del padrone, il servo deve in ogni caso prendere coscienza che vi sarà un
momento in cui il padrone tornerà e riprenderà le redini della sua casa; questo momento è del tutto ignoto al servo. Non è davvero diversa la nostra vita: per quanto si operi con cautela e giudizio, il progetto che ciascun essere umano si costruisce è sottoposto a eventi burrascosi che ne mutano inesorabilmente il
corso mandando a gambe all’aria buona parte delle aspettative terrene che ci
si era prefissi. Che fare, dunque? Arrendersi alla furia degli eventi e lasciarsi trascinare dal fato? No, non è questo il messaggio del Vangelo. Come il respiro dal primo all’ultimo giorno della nostra vita è presente in noi in modo inscindibile, al punto tale che se manca il respiro manca la vita stessa, così la presenza di Dio pervade il nostro essere in ogni istante della nostra vita. Ecco
un modo un po’ diverso per intendere il concetto di fede, su cui le letture di oggi insistono: la consapevolezza della costante, duratura e inscindibile presenza di Dio nella nostra esistenza.
La lettura tratta dallo scritto agli Ebrei sottolinea nel primo verso un concetto che pare analogo: la fede come fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Credo sia necessario accantonare per un attimo il concetto più comune di fede, cioè l’adesione con la volontà e il cuore a concetti espressi in formule dogmatiche e manifestati tramite pratiche rituali: per quanto tutto ciò sia giusto e sacrosanto, mi pare che il cuore della esperienza
spirituale stia in un abbandono fiduciale alla volontà di Dio come un bambino addormentato in braccio alla madre: come quel bambino si fida ciecamente di chi lo ha generato, pur non conoscendo quasi nulla della vita vera, così l’uomo che si abbandonerà a Dio nella fede genuina in lui non sarà
spaventato dall’ignoto che gli si para innanzi.

Per la riflessione e la preghiera
Prego lo Spirito Santo affinché doni uno spirito di filiale fiducia in Di