XVIII settimana del T.O. – 4 agosto 2019 (prof. Marco Forin)

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«E disse loro: “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se:uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”». (Lc 12,15).
In continuità con i testi delle ultime domeniche, il Vangelo di oggi ci propone un insegnamento morale di Gesù. Lo spunto per dettarlo ai suoi discepoli viene da uno sconosciuto uomo della folla che chiede al Maestro di:intervenire in una questione di eredità. La risposta di Gesù si muove dal particolare al generale ma di primo acchito lascia un poco sgomenti: Gesù risponde all’uomo di non avere l’autorità per dipanare la sua lite. L’attenzione:si sposta su insegnamenti di carattere generale relativi alla ricchezza e al possesso di beni. La parabola narrata, contestualmente alla breve spiegazione che Gesù ne dà alla fine, suggerisce che tra le ricchezze terrene e quelle:spirituali sono le seconde ad essere preferibili. E’ del tutto evidente che non tutti gli esseri umani sulla terra possono scegliere come proprio modo di
vivere la povertà evangelica dimenticando tutto ciò che è materiale per abbracciare la vita religiosa; tuttavia il vangelo parla a tutti, non solo a chi fa voto di povertà. Il testo suggerisce prima di tutto un atteggiamento interiore::il distacco dai beni deve essere principalmente mentale ed emotivo, fare cioè
in modo che non siano le preoccupazioni economiche a monopolizzare i:nostri pensieri, come purtroppo spesso accade. E’ una questione di spazio nel
proprio cuore: non è possibile lasciare spazio a Dio se i nostri pensieri e i nostri affetti sono occupati da preoccupazioni materiali. Occorre un lento ma metodico esercizio di distacco e, ogni volta che si libera un pezzetto di cuore
dalle preoccupazioni materiali, permettere che un seme divino lo occupi.
Un altro aspetto che possiamo considerare nella parabola di oggi consiste”nella possibilità di illudersi di essere in grado di gestire in modo pieno il
proprio destino. L’uomo benedetto da una campagna talmente abbondante,
da non saper dove conservare i suoi beni, è vittima dell’illusione che il frutto del proprio lavoro sia sufficiente a garantirgli un futuro pieno e gradevole.
Ma in un solo istante la sua vita viene a mancare, senza preavviso,
portandogli via ogni possibilità di godere della sua abbondanza. L’attenzione:che Gesù chiede è simile a quanto rilevato sopra: guardare ai propri beni con:soddisfazione come se questi fossero la pienezza della vita, altro non fa che illudere quell’uomo di esser egli stesso fautore della propria pienezza di vita.
Per la riflessione e la preghiera.
Provo a verificare dove è concentrata la gran parte della mia attenzione e
individuo un solo ma preciso spostamento di interesse da una cosa materialead una spirituale.