XVI Domenica del T.O. – 21 luglio 2019 (prof. Marco Forin)

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«Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.». (Lc 10,38-39).
Il quadro dipinto da Luca nel breve racconto della visita di Gesù alle sorelle Marta e Maria è stupendo. Il primo dettaglio che salta agli occhi è che Gesù è ospite. Esattamente come i tre sconosciuti del racconto del libro della Genesi accolti da Abramo, Gesù è un viandante, un uomo che passa per la strada, in un certo senso uno sconosciuto. Egli stesso dice di sé che non ha una pietra;dove posare il capo, dunque del tutto privo di una proprietà dove risiedere in
tranquillità. Gesù è un uomo che vive dell’ospitalità di chi lo accoglie.
Proviamo a soffermare la nostra attenzione sul modo in cui accogliamo,
anche sul chi accogliamo. Certo ospitare in casa una persona cara non è difficile, molto più difficile è accogliere chi non ci è del tutto noto. Eppure in questo il Vangelo è chiaro, l’ospite non è solo sacro come recita il famoso proverbio, è addirittura segno di una presenza divina, come per Abramo i tre
sconosciuti che gli portano la notizia della nascita di Isacco, così per Marta che apre la porta della sua casa a quel predicatore misterioso.
Nel Vangelo di oggi scorgiamo un altro piccolo dettaglio: oltre al gesto in sé dell’accoglienza, c’è da riflettere sul come si accoglie. Marta e Maria ne sono i poli potremmo dire estremi: da un lato l’accoglienza di Marta, fattiva, operosa, fisica, dall’altro quella di Maria, dello spirito, dell’ascolto, del cuore. Gesù nel Vangelo sembra preferire questa seconda modalità che risulta
indubbiamente più profonda. Non si può però dimenticare che senza l’accoglienza che Marta offre a Gesù nella sua casa (il Vangelo su questo
punto è chiaro: è Marta ad ospitarlo), Maria non avrebbe potuto stare ai suoi
piedi ad ascoltarlo. Più che preferire l’una sorella all’altra, forse dovremmo imparare a vedere nella loro polarità il senso profondo dell’accoglienza: da un lato il bisogno di soddisfare le necessità concrete di chi si presenta alla
porta come ospite, dall’altro porgere l’orecchio alle sue parole e imparare ad ascoltarlo.

Per la Preghiera e la riflessione.
Valuto in che cosa consiste per me l’accoglienza e cosa posso fare per
renderla più intimamente cristiana; cerco di riconoscere la presenza di Dio
in ciascuna delle persone che incontro sul mio cammino.