XII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C 30 giugno 2019 (prof. Marco Forin)

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«Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne». (Gal 5,16).
Prima di addentrarci nella attualizzazione di questo breve testo occorre cercare di capire quale è il contesto storico che ha spinto San Paolo a scrivere queste frasi ai Galati.
Alcuni decenni dopo la Pasqua di Gesù, il Vangelo iniziava ad essere
proclamato anche ai non ebrei, ai cosiddetti pagani. Fino a quel momento i convertiti al cristianesimo erano stati solo ebrei, cioè circoncisi nella carne obbligati a rispettare tutte le imposizioni della legge di Mosè. Ora si poneva un problema molto serio: i pagani (non circoncisi, non ebrei) che aderivano al Vangelo di Gesù e volevano il battesimo, erano obbligati a sottoporsi alla
circoncisione per abbracciare prima l’ebraismo con tutti i suoi precetti e poi, finalmente, farsi battezzare? Nelle comunità di Galazia alcuni sostenevano che la circoncisione fosse necessaria. Comprendiamo ora uno dei motivi di questa lettera di Paolo: spiegare ai Galati che la circoncisione della carne non
era necessaria per poter aderire al Vangelo ed essere battezzati. Ecco il senso profondo di quella parola, “carne” che noi tanto spesso prendiamo in senso solo moralistico. San Paolo non aveva nessun interesse a condannare i piaceri corporali naturali dell’uomo; piuttosto intendeva dire che il Vangelo
portato da Gesù aveva superato in modo totale la necessità delle opere
secondo il modello ebraico legate solo al cieco rispetto di numerosissime
regole.
Cosa significa dunque agire da cristiani, figli di Dio nel Battesimo? Partiamo dal negativo: certamente non significa l’adesione cieca ad una serie di norme e comportamenti: non saremmo diversi da coloro che, contro San Paolo, volevano obbligare i Galati alla circoncisione e al compimento delle pratiche rituali del mondo ebraico prima di diventare cristiani. A queste pratiche (che lui chiama “le opere della carne”) l’Apostolo contrappone le opere dello Spirito con una prospettiva più profonda e vivificante, opere legate strettamente al dono che gratuitamente Gesù ci fa dopo la Pentecoste per compensare la sua assenza. Lo Spirito di cui parliamo non è astrazione dalla vita concreta e materiale ma uno spirito di amore che trasforma, vivifica e rende significante la nostra corporeità e il nostro agire.

Per la preghiera e la riflessione
Qual è il modello di pensiero che guida il mio agire? E’ secondo la carne
oppure secondo lo Spirito? In altri termini: agisco perché è mio dovere farlo o perché cerco di amare il prossimo secondo lo Spirito donato da Gesù.