Solennità del Corpus Domini – 23 giugno 2019 (prof. Marco Forin)

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«[…] i Dodici gli si avvicinarono dicendo: “Congeda la folla perché vada
nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”. Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare”». (Lc 9,12-13).

Soffermiamo la nostra attenzione su questo breve dialogo. Il contesto è noto: Gesù raduna intorno a sé una folla enorme e, al termine di una giornata di intensa predicazione, i discepoli gli suggeriscono di congedare la folla affinché le persone possano provvedere al loro sostentamento.
Il suggerimento dei Dodici è più che legittimo: si tratta di una proposta saggia e di buon senso. Per gestire un gruppo di persone, ancor più una folla, occorre essere organizzati, previdenti, pragmatici. I discepoli più vicini a Gesù in questo frangente lo sono, senza dubbio. E’ Gesù il meno pragmatico di tutti: li spiazza apertamente con una indicazione tanto precisa quanto oggettivamente impraticabile: ordina loro di fornire da mangiare a quella moltitudine di persone. La proposta di Gesù è assurda: tutti i vangeli sono
concordi nel sottolineare che i discepoli pongono a Gesù una obiezione
concreta e fondata verso quell’ordine. Gesù notoriamente si fa dare tutto
quello che era a disposizione dello sparuto gruppo dei suoi stretti
collaboratori e con quel poco nutre e sfama una folla enorme, tra lo stupore
generale. Dove sta il miracolo? Banalmente, si direbbe, nel fatto che il pane e il pesce sono stati moltiplicati. Francamente mi pare una lettura un poco superficiale. La questione supera il mero fatto miracoloso: il fulcro è altrove.
Il gesto più significativo che Gesù compie è invitare i discepoli ad elaborare e compiere un percorso di servizio per le folle che hanno innanzi; li invita a compartire con quelle folle tutto quanto i discepoli avevano a disposizione.
In linea di massima, il percorso di conversione chiesto da Gesù ai suoi
discepoli è molto vicino a quello in cui elogia la povera vedova che mette una insignificante monetina nel tesoro del tempo (“é tutto quel che ha”) oppure quando perdona la peccatrice che giunge ai suoi piedi, li lava con le lacrime e li asciuga coi capelli (“il molto perdono ne deriva da un aver saputo molto amare”). Dunque l’invito di oggi, strettamente legato all’antica celebrazione del Corpus Domini, ci suggerisce che Come Gesù dona se stesso nell’Eucarestia, così anche noi dovremmo imparare di giorno in giorno a donare noi stessi al prossimo in modo pieno e totalizzante, senza titubanza.

Per la preghiera e la riflessione.
Provo a cercare in che modo e come io posso essere con la mia vita tesoro e
nutrimento per il prossimo.