53ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

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Domenica scorsa abbiamo celebrato la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Il papa nel suo messaggio evidenzia alcuni aspetti che non solo servono per coloro che vivono nella comunicazione digitale attraverso social, internet e varie forme di comunicazione, sono utili anche per gli operatori nell’ambito della pastorale giovanile, scolastico educativo.
Il titolo scelto è il seguente « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).
Dalle social network communities alla comunità umana » nelle prime battute il Santo Padre ribadisce una verità antropologica fondamentale il nostro in quanto essere umani bisognosi di relazione.
Il messaggio del papa si snoda su 3 punti essenziali. Il primo gioca sulle parole “rete” e “comunità” evidenziando che la rete mediale è una risorsa e ormai una componente quotidiana dell’individuo, altresi la rete comporta anche un rischio e un pericolo.
Il papa scrive: “Occorre riconoscere che le reti sociali, se per un verso servono a collegarci di più, a farci ritrovare e aiutare gli uni gli altri, per l’altro si prestano anche ad un uso manipolatorio dei dati personali, finalizzato a ottenere vantaggi sul piano politico o economico, senza il dovuto rispetto della persona e dei suoi diritti. Tra i più giovani le statistiche rivelano che un ragazzo su quattro è coinvolto in episodi di cyberbullismo”.
Una piaga sociale del nostro tempo che lenisce la dignità umana, la persona e ne violenta la sua essenza. Inoltre il papa ribadisce la metafora rete e comunità, riporto stralci del messaggio: ” Nella complessità di questo scenario può essere utile tornare a riflettere sulla metafora della rete posta inizialmente a fondamento di internet, per riscoprirne le potenzialità positive…. La rete funziona grazie alla compartecipazione di tutti gli elementi. Ricondotta alla dimensione antropologica, la metafora della rete richiama un’altra figura densa di significati: quella della comunità. Una comunità è tanto più forte quanto più è coesa e solidale, animata da sentimenti di fiducia e persegue obiettivi condivisi. La comunità come rete solidale richiede l’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio. È a tutti evidente come, nello scenario attuale, la social network community non sia automaticamente sinonimo di comunità. Nei casi migliori le community riescono a dare prova di coesione e solidarietà, ma spesso rimangono solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti.
…È chiaro che non basta moltiplicare le connessioni perché aumenti anche la comprensione reciproca. Come ritrovare, dunque, la vera identità comunitaria nella consapevolezza della responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri anche nella rete online?”
Il papa nel secondo paragrafo tratta il tema dell’essere tutti uniti come le membra riferimento alla lettera di San Paolo la quale è l’icona biblica di questo messaggio.
Utile e preziosa per riprendere incipit iniziale in quanto uomini di relazione che creano dialoghi, incontri e fraternità. Papa Francesco per meglio spiegare e far capire la bellezza della comunione ci presenta la Santa Trinità, come modello per le nostre relazioni.
Riporto due passaggi del messaggio: “Il contesto attuale chiama tutti noi a investire sulle relazioni, ad affermare anche nella rete e attraverso la rete il carattere interpersonale della nostra umanità. A maggior ragione noi cristiani siamo chiamati a manifestare quella comunione che segna la nostra identità di credenti. La fede stessa, infatti, è una relazione, un incontro; e sotto la spinta dell’amore di Dio noi possiamo comunicare, accogliere e comprendere il dono dell’altro e corrispondervi….. È proprio la comunione a immagine della Trinità che distingue la persona dall’individuo. Dalla fede in un Dio che è Trinità consegue che per essere me stesso ho bisogno dell’altro. Sono veramente umano, veramente personale, solo se mi relaziono agli altri”.
Ultimo punto del messaggio dal titolo: “Dal “like” all’“amen”. Il mi piace dei social può essere una risorsa però nel modo giusto in tutti gli ambiti, famigliare, giovanile, sociale educativo ed ecclesiale per poter creare quella rete di incontro e scambio fondamentale e indispensabile. Il papa conclude così il suo messaggio che riporto: ” L’immagine del corpo e delle membra ci ricorda che l’uso del social web è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. Se la rete è usata come prolungamento o come attesa di tale incontro, allora non tradisce se stessa e rimane una risorsa per la comunione. Se una famiglia usa la rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Se una comunità ecclesiale coordina la propria attività attraverso la rete, per poi celebrare l’Eucaristia insieme, allora è una risorsa. Se la rete è occasione per avvicinarmi a storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza fisicamente lontane da me, per pregare insieme e insieme cercare il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce, allora è una risorsa. Così possiamo passare dalla diagnosi alla terapia: aprendo la strada al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza… Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri”.
Possa la rete sociale creare quella comunione di verità e di comunione che non si limiti al mi piace del momento all’ emozione apparente fredda veicolata da un dispositivo, ma bensì dal medesimo strumento ci aiuti a voler intensificare i rapporti umani e farci penetrare quello schermo e finalmente incontrare quella persona che fa parte come ognuno di noi di quella comunità umana che desidera comunione relazione e cura.
Don Gian Paolo Pastorini e Monica Cavino