VI Domenica di Pasqua – 26 maggio 2019 (prof. Marco Forin)

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«È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte». (Ap 21,12-13).
La descrizione della Gerusalemme celeste in Apocalisse è ricca di
simbolismi; i dettagli con cui sono descritti certi elementi non vanno però presi alla lettera bensì interpretati secondo chiavi simboliche.
In questo caso abbiamo una città che discende dal cielo, la Gerusalemme
celeste. Non si tratta certamente di una città in senso proprio, tuttavia occorre fare il raffronto con la Gerusalemme vera, la città di Dio aveva scelto come la dimora. Al momento della stesura dell’Apocalisse, Gerusalemme era già stata rasa al suolo da Tito e il tempio distrutto. Questi fatti certamente avevano
abbattuto l’animo di tutti coloro che credevano in Dio. Il libro dell’Apocalisse dona però una visione nuova della città santa. Non più una città fortificata con mura che possono cadere sotto i colpi dell’invasore di turno ma una città
nuova che scende dal cielo, fortificata da mura e bastioni di tutt’altra specie.
Innanzi tutto le porte sono dodici, numero simbolico ad indicare che la nuova Gerusalemme è fondata sul gruppo dei dodici Apostoli, uomini scelti da
Gesù per costruire la sua Chiesa, la sua assemblea, la sua Gerusalemme.
Queste porte sono nominate con i nomi delle dodici tribù di Israele: c’è una
piena continuità tra il Dio dell’antica alleanza e il Dio di Gesù. Infine le porte sono difese ciascuna dal proprio angelo: gli angeli indicano la stessa presenza di Dio. Ecco che la nuova realtà che si manifesta agli occhi del credente è una comunità di persone che vivono accomunati dall’unica fede in
Cristo sorretta dagli Apostoli. La fede della nuova comunità è la fede
dell’assemblea che Gesù ha costruito nell’alveo dell’antica fede di Israele. A farsi garante del patto di alleanza è Dio stesso, che non smette di difendere il suo popolo, la sua assemblea, la sua Chiesa. Apocalisse, scritta in un momento di grandi tribolazione per il popolo cristiano e anche per il popolo:ebraico ormai privo del suo è un continuo invito alla speranza: nessun; distruttore potrà sconfiggere più il nostro Dio che protegge il suo popolo.

Per la riflessione e la preghiera.
Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». Già sono
fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta. È là che salgono le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele, per lodare il nome del Signore. (Sal 122).