V Domenica di Pasqua – 19 maggio 2019 (prof. Marco Forin)

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V Domenica di Pasqua – 19 maggio 2019
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno
suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio». (Ap 21, 3)
Tra il Dio della rivelazione ebraico cristiana e il suo popolo intercorre un legame molto particolare: una relazione di reciproca inabitazione.
Da un lato Dio è rivelato all’uomo e ha deciso di abitare con l’uomo. Si pensi alla la storia della salvezza raccontata nella Bibbia: Dio si rivela ad Abramo e lo visita a Mamre, accompagna i patriarchi nella loro vita, guida Mosè e il
popolo fuori dall’Egitto comparendo loro come colonna di fuoco e di fumo; si rivela a Mosè nel Sinai, nel deserto fa erigere la tenda del convegno dovev frequentemente si incontra con Mosè. Si fa guida fino alla Terra promessa,
pone la sua dimora sul monte Sion, nel tempio di Gerusalemme, accanto al
suo popolo. In ultima istanza si fa uomo tra gli uomini in Gesù. Ecco allora il
primo aspetto della inabitazione: Dio abita in mezzo agli uomini, sta con loro.
Il simbolo maggiormente usato nella Bibbia per indicare questa dimensione
di Dio-con-l’uomo è la tenda: Dio ha posto la sua tenda in mezzo a noi.
Questa inabitazione ha la caratteristica della reciprocità: l’uomo redento da Cristo ripone il lui la propria fiducia, gli dona il proprio cuore e, per la grazia
che Gesù gli dona, abita in Lui. L’emblema più elevato di questo momento di reciprocità è l’eucaristia. Il Dio che si è fatto uomo in Cristo dona se stesso all’uomo nella forma del pane per il suo nutrimento e per il suo sostentamento; ma, a differenza del pane che troviamo sulla nostra tavola che diventa parte di noi e del nostro corpo, il pane eucaristico ci assimila allo stesso Cristo che ce lo ha donato: siamo noi che diventiamo parte di lui e del suo corpo che è la chiesa.
Il Dio che pone la sua tenda tra gli uomini non desidera da loro la
venerazione che viene tributata ad un idolo muto ma, anzi, dona all’uomo la
possibilità di risiedere in lui. Dio vive in mezzo a noi perché noi possiamo
essere pienamente in lui.
Se da un lato questo mistero è già realtà poiché la salvezza portata da Cristo è una salvezza definitiva e compiuta una volta per sempre, dall’altro i nostri oggettivi limiti, compreso il peccato, ci impediscono di coglierla nella sua pienezza. Occorre dunque uno sforzo quotidiano per adeguarsi e riconoscere
questo straordinario dono della reciprocità dell’essere in Dio.

Per la riflessione e la preghiera.
Ecco la tenda di Dio con gli uomini! L’anima mia anela e desidera gli atri
del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. […]. Beato chi abita nella tua casa: senza fine canta le tue lodi. (Dal Salmo 83