Santa Pasqua 2019 – Le Omelie del Vescovo S.E.R. Mons. Luigi Testore

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PALME 2019

In questo inizio della Settimana Santa e dopo aver ascoltato la lettura della Passione, il simbolo che vogliamo oggi prendere in considerazione è il gallo che, cantando, ricorda a Pietro le parole di Gesù e lo spinge al pentimento. L’episodio ci è ben noto ed è descritto, con piccolissime varianti, in tutti e quattro i Vangeli. Questa si può dire sia cosa rara. E’ normale infatti che i Sinottici riportino in parallelo la stessa parabola o la stessa guarigione o lo stesso insegnamento di Gesù, ma Giovanni generalmente tende a dare per acquisito quanto già si trova nei precedenti scritti evangelici e a fornire piuttosto dati nuovi, che aiutino la comunità cristiana a fare una riflessione più approfondita, a cercare quella maturità, che è tipica di chi ha già percorso un cammino di vita cristiana e non ha più bisogno solo del primo annuncio.

Viene spontaneo chiedersi il perché di questo. Perché la comunità cristiana delle origini ha dato così rilievo a questo fatto, che per di più sarebbe stato forse più logico cercare di nascondere: Pietro certamente non fa una bella figura. La stessa immagine degli apostoli appare un po’ sbiadita in una circostanza in cui Pietro, che ne è il portavoce, il leader, il punto di riferimento, è poi proprio colui che rinnega il Maestro.

Possiamo oggi proprio riproporci questa domanda. Perché non cercare di nascondere questa vicenda, o comunque non accennarvi solo rapidamente, in modo vago, lasciandola in secondo piano. Perché invece parlarne così apertamente, quasi fosse qualcosa che può educare la comunità cristiana. Il punto è proprio questo: la prima comunità cristiana, come gli uomini di tutti i tempi, sa bene che la condizione umana è fragile e che si può facilmente tradire, rinnegare la verità, lasciarsi vincere dalla paura.
Ricordare che Pietro è passato attraverso questa situazione, e ha saputo poi pentirsi e piangere amaramente, e ha saputo così dedicare tutto se stesso ad annunciare la verità del Risorto, può quindi aiutare a guardare in modo più sereno i nostri limiti e a cercare quel pianto, che permette di ricominciare davvero.

Potremmo allora oggi pensare quali sono le fragilità e soprattutto le paure che possono portarci a non vedere più con chiarezza la gioia e la verità del Vangelo. Sono ovviamente molte le nostre fragilità e le nostre paure, ma oggi possiamo riflettere su di una in particolare. La paura che più ci può ostacolare in questo momento storico potrebbe essere forse il veder venir meno alcune sicurezze che nella storia sembravano acquisite. Ci può indurre nella paura il vedere la società contemporanea sempre più disgregata, sempre più incline ad abbandonare le tradizioni, che ci sembravano un poco i pilastri su cui appoggiarci. Forse il vedere le nostre Chiese un po’ in affanno, che una volta erano molto più frequentate, che potevano contare di più sulla stabilità culturale e anche geografica della gente. Insomma, la paura di un mondo che cambia rapidamente.

Pietro è portato a tradire proprio dalla paura. Anche tanti nostri timori oggi possono portarci a tradire il Vangelo.
Se come cristiani pensiamo di essere rimasti un piccolo gregge in balia di un mondo ostile, non corriamo forse il rischio di chiuderci in noi stessi, e forse quindi anche nelle nostre piccole comunità, e di non saper più servire il Vangelo, come quel sale della terra che siamo chiamati ad essere? E non corriamo quindi il rischio di tradire il nostro compito, la nostra fedeltà al Vangelo e al Maestro?

Preparandoci alla Pasqua, abbiamo bisogno come Pietro di un gallo che, attraverso il suo segnale, ci riporti alla nostra origine, al dialogo con Gesù, alla riscoperta della sua parola di novità, alla riscoperta di quella buona notizia che cambia il mondo.
Questo ci può aiutare personalmente, come singoli cristiani, a ritrovare slancio, fiducia, a superare i nostri tradimenti quotidiani, ma ancora di più questo gallo può aiutare ciascuno di noi e la Chiesa a scuotersi dalle proprie paure, ad eliminare le chiusure e a scoprire in pieno la vocazione che Gesù ci ha affidato.

GIOVEDI SANTO 2019

Possiamo soffermarci questa sera prima di tutto sul gesto della lavanda dei piedi , raccontato solo da Giovanni, l’evangelista che parla più ampliamente di questa sera trascorsa da Gesù con i suoi discepoli.
In questa notte in cui si compie la scelta definitiva di Gesù di amare i suoi fino alla fine, Gesù avverte il bisogno di parlare a lungo con i suoi discepoli e di confidarsi con loro. Ma prima di iniziare i suoi discorsi di addio, quasi un testamento affidato ai suoi, Gesù pone in atto questo gesto straordinario: si mette in ginocchio e lava i piedi ai suoi discepoli. Un gesto che tiene addirittura il posto, nel Vangelo di Giovanni, della istituzione dell’Eucaristia, perché aiuta a capire ciò che avviene nell’Eucaristia e ciò che avverrà sul Calvario. Nella lavanda dei piedi contempliamo la manifestazione dell’amore di Dio, che si mette a disposizione dell’uomo. In Gesù che lava i piedi si può meglio comprendere il mistero della incarnazione, dell’Eucaristia e della croce. E Gesù ci chiede di imitarlo, ci insegna che attraverso un umile servizio di amore ai fratelli possiamo trasformare il mondo.
E’ immediato allora chiederci qual è il servizio di amore che oggi può cambiare il mondo. Se ci guardiamo attorno in questo tempo vediamo tante situazioni di chiusura, in cui sembra che sia giusto tenere l’altro a distanza, in cui è facile convincerci che sia giusto dare priorità a se stessi o ai propri gruppi di appartenenza.
Gesù ci dice invece che è possibile vedere l’altro come una persona da servire. Questa cosa è impossibile da comprendere se non si entra profondamente nel mistero della Pasqua di Gesù. Solo nell’amore totale di Gesù si può capire un modo diverso di vivere le relazioni umane. Ma senza entrare in questa novità non possiamo che lasciare il mondo così come è, fatto di conflitti e di ricerca di sopraffazione, in cui chi è più forte o più furbo può prevalere. Gesù ci dice semplicemente con i suoi gesti, con la sua vita e la sua morte che non è necessariamente così.
Abbiamo poi anche ascoltato il testo di Paolo nella Prima lettera ai Corinti che ci parla della istituzione dell’Eucaristia. Gesù distribuisce il pane e il vino ai suoi e dice: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Con questo gesto Gesù anticipa il suo dono totale sulla croce, si offre a noi perché possiamo accogliere la sua costante presenza in mezzo a noi e ci dice che ogni volta che viviamo questo gesto noi annunciamo la sua morte, capiamo cioè il senso del suo dono e viviamo l’attesa del suo ritorno, cioè ci disponiamo a costruire la storia perché possa trovare il suo senso vero.
Ecco perché per noi è essenziale commemorare questa cena del Signore e gli chiediamo questa sera di aprire la nostra mente e il nostro cuore perché l’Eucaristia che sempre celebriamo accresca la nostra comunione ecclesiale, ci edifichi come comunità nuova, capace di portare agli altri la novità di quel servizio d’amore che Gesù ci ha insegnato.

Venerdì Santo 2019

Anche i segni esteriori talvolta aiutano a capire, più delle parole. Il contesto, l’altare spoglio, tutto ci aiuta a cogliere il mistero della croce che questa sera celebriamo.
E’ un mistero difficile, perché dobbiamo accettare che la liberazione dal male ci è ottenuta attraverso la sofferenza e la morte di un innocente.
Gesù è il misterioso servo del quale profetizza Isaia, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, colui che si carica delle nostre sofferenze, si addossa i nostri dolori, si offre per tutti. Dio ha voluto trasformare e redimere l’umanità non impedendoci di fare il male, perché siamo liberi, ma insegnandoci la strada dell’amore, del dono di sé. Dio ha voluto condividere la nostra condizione umana, ma con la croce di Cristo ci ha mostrato la grandezza e la forza dell’amore. Gesù prendendo su di sé le violenze, le crudeltà, le ingiustizie e i crimini degli uomini, ci indica una strada nuova, quella dell’amore donato, che è più forte del male e della morte. Gesù ci insegna che anche di fronte al male massimo, l’amore è sempre più grande e vince.
Possiamo poi brevemente fermarci, dopo aver ascoltato la lettura della Passione, sulla figura di Pilato. Il Vangelo ce lo descrive come un uomo che da un lato è molto orgoglioso e tiene particolarmente al suo ruolo e al suo potere, ma dall’altro ha paura e quindi non sa scegliere.
Pilato è un po’ il simbolo di ciascuno di noi: vorremmo essere importanti per gli altri, avere in mano le decisioni, non perdere mai il nostro potere, e invece ci scontriamo continuamente con la nostra debolezza, con le nostre paure, con l’incapacità di scegliere il bene. Pilato dice “non trovo il lui colpa alcuna”, ma poi lo consegna perché sia crocifisso.
Potremmo pensare a quante volte anche ciascuno di noi tende a sottrarsi alle proprie responsabilità, magari anche nella propria famiglia, nella educazione dei figli, oppure nelle responsabilità sociali. Se le cose vanno male è sempre colpa degli altri. Quanto è difficile trovare qualcuno capace di ammettere i propri errori e le proprie omissioni.
Forse questa sera di fronte alla croce di Gesù è chiesto proprio a ciscuno di noi di imparare a leggere in modo nuovo i nostri comportamenti. A capire quanto potremmo amare di più, quanto potremmo lavorare meglio, quanto potremmo servire davvero.
Fa’ o Signore che la tua croce sia sempre presente nella nostra vita e ci insegni ogni giorno a camminare nell’amore. Fa’ che la potenza della croce si mostri più forte del male che costantemente ci minaccia, più forte dei nostri peccati e dei peccati del mondo, aiutaci a capire che l’amore donato può trasformare il cuore di ciascuno di noi e può anche cambiare il mondo.

VIA CRUCIS 2019
Abbiamo percorso insieme questa via della croce nelle strade della nostra città.
Vogliamo ringraziarti Signore perché attraverso la croce sei diventato il centro di attrazione della storia. Attraverso la croce ci attesti il tuo amore e il tuo perdono.
Tu sei vicino agli esseri umani così come sono , sei vicino a ciascuno di noi come siamo, con i nostri sbagli e le nostre lontananze da Dio. Ci sei vicino per risvegliare in noi le nostre energie più belle.
Possiamo pensare questa sera a una delle parole che Gesù ha detto dalla croce: “ Ho sete”.
E’ la parola simbolo che è stata presa dalle suore di Madre Teresa di Calcutta e che si trova scritta in tutte le cappelline delle loro case in qualunque parte del mondo. Forse per indicare che Gesù in quel momento non aveva solo la sete fisica di un corpo che si stava disidratando, ma esprimeva la sete dell’umanità, la sete del desiderio dell’incontro con Dio e la sete di una umanità che ha bisogno di soccorso.
C’è una sete di Dio nell’umanità che è espressa anche nell’antica preghiera ebraica dei Salmi: l’anima dell’uomo ha bisogno di dissetarsi nella pienezza di Dio. E’ una sete profonda che è presente nel cuore di ciascuno di noi e che non dobbiamo soffocare. Occorre sempre lasciarsi guidare da questa sete e cercare con fatica e con fiducia quell’incontro con Dio che ci apre alla pienezza della vita.
Ma c’è anche la sete dell’umanità che ha bisogno di soccorso. Per le suore di Madre Teresa sono i più poveri tra i poveri che possono essere accolti e accuditi nelle loro case. Ma anche a noi è chiesto di vedere questa sete attorno a noi. Vedere la solitudine, vedere la sofferenza, vedere il bisogno, vedere le povertà degli altri e capire che la sete di Gesù sulla croce è anche una sete dell’umanità a cui possiamo talvolta dare risposta.

VEGLIA PASQUALE 2019
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” La parola del Vangelo che abbiamo ascoltato poco fa ci invita a fare la stessa esperienza delle donne che si recano al sepolcro. Nei giorni scorsi abbiamo celebrato il mistero della passione e della croce, ma ora ci è chiesto di vedere la luce del Risorto.
Tutta la storia della salvezza che abbiamo ripercorso con le letture di questa veglia ci porta a scoprire questa nuova Pasqua, come un nuovo passaggio del Mar Rosso, come una nuova ricerca della terra promessa in cui tutta l’umanità può trovare la sua vera meta e la sua vera speranza.
Fin dalle origini del cristianesimo questa celebrazione è stata considerata il punto cardine della liturgia, l’occasione in cui la comunità cristiana capiva l’essenza di se stessa e in cui venivano accolti nella comunità i nuovo cristiani, coloro che avevano deciso di aderire alla fede. Sarà così anche per noi questa sera in cui abbiamo la gioia di celebrare il battesimo di quattro persone adulte, che dopo un cammino di preparazione, hanno deciso di entrare a far parte della nostra Chiesa.
Come abbiamo ascoltato nella lettera ai Romani, per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con Cristo nella morte, per risorgere con Lui a vita nuova. L’acqua del battesimo infatti copre e trasforma la nostra vita vecchia e ci apre alla novità della vita risorta in Cristo. C’è una condizione di uomo vecchio in noi che va sepolta per poterci aprire alla novità del Vangelo. E’ più facile capire questo quando si battezzano degli adulti, perché per loro è evidente questo passaggio ad una vita rinnovata.
San Paolo ci ricorda che è proprio la morte di Gesù che riscatta e redime il cammino dell’umanità. Che partecipando alla sua morte possiamo anche partecipare alla sua esaltazione e prendere parte quindi a quella vita nuova nel Risorto, che ci apre alla prospettiva più vera della vita e ci apre anche all’eterno di Dio.
Questa veglia ci fa superare ogni tristezza e ci aiuta a ritrovare la dimensione vera della vita cristiana. Questa veglia segna l’inizio di un tempo nuovo per ciascuno di noi, l’inizio di un nuovo e più coraggioso impegno di testimonianza.
Se facciamo nostro l’evento di Pasqua siamo noi pure trascinati ad uscire da noi stessi, a gustare la bellezza del dono gratuito, a testimoniare che sulla strada di ogni uomo e donna c’è sempre il Risorto e che nella storia sono sempre in azione le energie della sua resurrezione. Per questo ogni cristiano può sempre guardare al futuro con fiducia e non si lascia spaventare dalle sempre complesse situazioni della storia.
Siamo venuti in questa Cattedrale pieni di speranza per vivere il grande passaggio dalla morte alla vita e cantiamo con gioia questa sera la vittoria di Gesù sulla morte, perché con lui tutta l’umanità è chiamata ad entrare in una vita nuova.

PASQUA 2019
Con grande gioia viviamo insieme la festa di Pasqua. “Cristo è risorto” è l’annuncio lieto che la liturgia ci farà ripetere in tutto il tempo pasquale, fino a Pentecoste.
Gesù è risorto svelandoci il segreto della sua passione e morte per amore, del suo abbandono incondizionato al Padre.
La luce sfolgorante della Pasqua non cancella la morte in croce di Gesù, perché il risorto rimane sempre il crocifisso, ma rivela la pienezza di quella vitalità e di quell’amore assoluto che ha pervaso la vita di Gesù e si è espresso nella sua morte. La Chiesa testimonia che il Crocifisso risorto non muore più, è vivo nella gloria di Dio dove ha portato anche la nostra umanità.
Anche se la morte permane nel mondo, così come permangono l’odio, la violenza, le guerre, questi mali non sono invincibili e possono trasformarsi in cammini verso la resurrezione. A partire dalla Pasqua inizia quel tempo di crescita del Regno e ciascuno può incontrare il Risorto.
Il Vangelo ci descrive l’esperienza di un incontro con Gesù risorto, quello di Maria di Magdala. Quella donna è sopraffatta dalla situazione e piange accanto al sepolcro vuoto, ma poi l’incontro con Gesù le aprirà gli occhi e gli orizzonti, le affiderà un messaggio, la inviterà a cambiare il modo di pensare e vedere.
Maria di Magdala è immagine di ciascuno di noi, che spesso abbiamo speranze ristrette, piccine, incapaci di capire la presenza di Dio e il suo mistero. La Pasqua ci invita a dilatare i nostri orizzonti, a contemplare Gesù presente nella storia, nella sua Parola proclamata e nella voce della Chiesa.
Maria di Magdala è anche immagine di una società confusa e smarrita, che fa fatica a cambiare, ma è alla ricerca di un salvatore. Il grido di Maria è: “hanno portato via il Signore e non so dove l’hanno posto”, ma poi c’è il grido della comunità dei cristiani – e vide e credette – che proclama la sua fede nella forza della croce e della resurrezione.
Dalla Eucaristia che stiamo celebrando porteremo nella nostra vita la certezza che nulla è estraneo al mistero della Pasqua. Capiremo che la luce del Risorto illumina tutta la nostra vita e ci offre la vera prospettiva di speranza su cui fondare tutto il nostro cammino.