L’ omelia del Vescovo alla S. Messa del 25 aprile

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Quest’anno il 25 aprile  cade nella settimana dopo Pasqua e quindi le letture che abbiamo ascoltato oggi ci invitano a scoprire il mistero del Risorto.

Ciò che cambia la storia del mondo è proprio questo mistero: la morte è vinta e Gesù stesso, che si presenta ai suoi, chiede loro di cambiare il modo di pensare e di capire che riconoscerlo vivo richiede anche un modo nuovo di agire.

I discepoli che andavano la sera di Pasqua verso Emmaus erano tristi, temevano di aver perso ogni speranza, ma dopo aver riconosciuto Gesù tornano di corsa verso la città perché capiscono che a questo punto la loro vita e la loro testimonianza diventano importanti e che il mondo può trovare una sua dimensione nuova alla luce del Risorto.

Questo vale sempre e in ogni tempo e per ciascuno di noi. Siamo testimoni di una umanità rinnovata, che è stata redenta e che ha quindi la possibilità di costruire una vera novità nel mondo. Nella storia dell’umanità questo è l’evento davvero significativo.

A questa grande storia e a questo evento  si affianca però sempre anche la nostra piccola storia, quella quotidiana che siamo chiamati a costruire.

E tra gli eventi della storia c’è proprio anche questo 25 aprile, che ci ricorda quanto il male possa prevalere talvolta nella conduzione umana della storia e quanto sia necessario affrontarlo e liberarsene.

Siamo in un tempo in cui alcuni tendono  a dimenticare questo evento di liberazione dal nazifascismo o a farlo diventare un episodio di parte, come se non riguardasse tutti gli italiani.

Credo sia importante invece conservare questa memoria. Aiutare i giovani a capire cosa vuol dire lottare per la propria libertà e aiutare a capire che nazismo e fascismo sono stati dei mali veri della storia, che non si possono sottovalutare.

La grande storia è la storia dell’umanità redenta dall’amore di Dio, ma è importante anche la nostra piccola storia, da costruire giorno per giorno, in cui è possibile servire il cammino dell’umanità verso la sua pienezza, in cui ci si può sacrificare per il bene comune, in cui il superamento degli egoismi di parte può portare un popolo, anche il nostro popolo, a cercare e costruire un futuro possibile di giustizia e di pace.