Domenica delle Palme – 14 aprile 2019

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– Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava […]. Poi, alzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. – (cf. Lc 22,40-46).

Il Vangelo di Luca, sempre attento alla cura narrativa, raggiunge in queste pagine un apice di drammaticità non comune. Anche se innumerevoli volte abbiamo sentito proclamare il passo evangelico in cui si descrive la tentazione di Gesù, rileggerlo oggi nella versione di Luca, desta una particolare commozione. Gesù si allontana “un tiro di sasso”: era a portata di vista dei discepoli. Perché non l’hanno seguito? Perché si sono addormentati? I discepoli in questa descrizione non sono nemmeno in grado di stare svegli ed è lo stesso evangelista che tenta invano di scusarli: non riuscivano a stare svegli… per la tristezza!
Non erano tristi per ciò che stava accadendo a Gesù: nelle parole dell’ultima cena è evidente la loro totale incapacità di comprendere cosa stava facendo il Maestro.. La loro mente, il loro cuore, sono lontani dalla sofferenza di Gesù; Egli, nel momento in cui accetta fino in fondo la volontà di Dio su di sé, vorrebbe essere accompagnato nella preghiera dalle sue “colonne”, gli Apostoli della prima ora. In fin dei conti Luca sottolinea che sono gli stessi discepoli a seguirlo: non c’è una richiesta esplicita di Gesù affinché essi si rechino con Lui nel giardino. Solo quando sono lì con lui Gesù chiede loro esplicitamente di pregare, per non cadere nella tentazione. La loro preghiera è un sostegno per la preghiera di Gesù. Ma i discepoli si addormentano. L’immagine dei discepoli distratti dal sonno e dalla tristezza non è distante dalla nostra condizione di uomini e donne distratti da mille e mille doveri che confinano all’ultimo posto il dovere di alzare lo sguardo ad un “tiro di sasso”. Gesù è l’incarnazione del Dio vivo, fatto carne per essere uomo tra gli uomini; san Paolo, nella seconda lettura di oggi, descrive con precisione il movimento di svuotamento che Gesù compie per essere uomo tra gli uomini. Più vicino di così non è possibile: Dio si è reso uomo in tutto, anche nella sofferenza. E l’uomo si assopisce, triste: non sa alzare lo sguardo.

PER LA RIFLESSIONE E PER LA PREGHIERA
Gesù è a un tiro di sasso, immerso nella preghiera, pronto al sacrificio per me e per il mondo intero.
Mi sforzo di avere lo sguardo costantemente puntato su di Lui.

Prof. Marco Forin