IV Domenica di Quaresima – 31 marzo 2019 (prof. Marco Forin)

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IV domenica di Quaresima – 31 marzo 2019
«Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto». (Lc 15,12b-13).
Il racconto è noto: un uomo ha due figli, il minore chiede al padre la propria parte di patrimonio e se ne va in un paese lontano.
Partiamo da un dato storico: era una prassi consolidata, anche se non del tutto usuale, chiedere la propria parte di eredità prima della morte del genitore.
Spettava naturalmente al genitori concederla, tuttavia era diritto del figlio chiederla. I figli minori partecipavano alle ricchezze della famiglia per una parte molto inferiore rispetto ai primogeniti cui, invece, spettava il grosso del patrimonio. Nel nostro racconto abbiamo un figlio minore che chiede al padre
ciò che gli spetta. Il padre, apparentemente incurante della richiesta del figlio minore, divide tra lui e il fratello i propri beni. Si noti che il termine greco qui tradotto con “sostanze” è lo stesso che si usa per “vita”. Dunque se
volessimo rimanere letteralmente fedeli al testo dovremmo tradurre: «egli divise tra loro la propria vita » . Questo padre, ovviamente immagine del Padre celeste, non lesina generosità ai propri figli e, a ciascuno secondo giustizia, rende la propria vita. Nella frase immediatamente successiva il
figlio sperpera le sostanze, sperpera questa “vita” donatagli dal padre. Luca non si sofferma nemmeno un attimo a descrivere in che modo il figlio minore abbia sperperato il patrimonio del padre: si limita ad un generico “vivendo da dissoluto”. Sarà invece il figlio maggiore, poco dopo, a scendere nei dettagli. Il momento di svolta nel racconto è la decisione del ritorno.
Tra le numerose riflessioni possibili, il tempo quaresimale suggerisce di
sottolineare che se da un lato abbiamo l’amore del padre, sempre disposto al
dono di sé e della propria vita ai figli, dall’altro c’è l’errore dei figli, sempre dietro l’angolo, sempre in agguato sia quando si è palesemente nel torto (il figlio minore) sia quando ci si sente nel giusto (il figlio maggiore). Ma il
padre non se ne preoccupa. La sua misericordia non guarda ai dettagli, non gli importa dove stia l’errore. Il padre non ascolta nemmeno le scuse del
figlio che ritorna dopo essersi preparato un bel discorsetto per chiedere perdono. Al padre interessa la sincerità della conversione.
Mentre i figli “fanno i conti”, il padre, semplicemente, li ama.

Per la preghiera e la riflessione.

Avvicinandosi la Pasqua del Signore, distolgo lo sguardo dai miei errori e
punto la mia attenzione sulla sua immensa misericordia