II Domenica di Quaresima anno C – 17 marzo 2019

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II Domenica di Quaresima anno C – 17 marzo 2019
«Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma quando si
svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui» (Lc 9,32).
L’episodio della Trasfigurazione appartiene alla triplice tradizione, viene cioè raccontato nei tre vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca). Ovviamente, pur rimanendo identico nella sostanza, ognuno dei tre evangelisti lo racconta a modo suo, aggiungendo o togliendo piccole sfumature per sottolineare più
marcatamente questo o quell’altro aspetto dell’episodio.
In Luca colpisce la presenza della breve frase riportata sopra: i discepoli che erano con Gesù – Pietro Giacomo e Giovanni – sono oppressi dal sonno.
Questo dettaglio non è riportato da Matteo né da Marco. Lungi dall’essere un  dettaglio di poca importanza, possiamo cogliervi due sfumature complementari tra loro.
– L’oppressione del sonno indica l’incapacità dell’uomo di cogliere nello spirito i momenti di gloria di Dio così come quelli della tentazione. Anche nel momento della prova, quando Gesù sarà alle prese con l’agonia nell’orto degli ulivi, di nuovo i tre uomini che saranno con lui non saranno in grado di restare svegli. I discepoli non sanno vedere ciò che accade intorno al loro
perché la loro mente, il loro cuore, i loro occhi non sono in grado di vegliare.
E’ lo stesso Gesù che sottolinea l’importanza della veglia: nel vangelo di Matteo un’ampia parte dell’ultimo discorso di Gesù è dedicato a questo stato di vigilanza dell’anima, sempre a rischio di assopimento (Vedi Mt 24,37-51).
– La tradizione biblica riporta un secondo significato della condizione di sonno: si tratta di un momento di rivelazione. Più volte, infatti durante il sonno Dio si rivela agli uomini con sogni: pensiamo agli episodi del patriarca Giuseppe che interpreta i sogni suoi e quelli dei suoi fratelli o quelli del Faraone. Pensiamo a Giuseppe, sposo di Maria, cui in sogno l’angelo dice di portare in salvo la sposa e il bambino Gesù. Si tratta solo di due piccoli
esempi ma l’elenco degli episodi che si possono citare è davvero lungo.
Ecco allora il secondo aspetto: nonostante l’apparente condizione di inattività anche il sonno può essere un momento di grazia, in cui il cuore attento e disposto all’ascolto è toccato dal soffio dello Spirito. Anche i discepoli del nostro racconto, pur dormendo, riescono comunque a cogliere la gloria di Gesù e a riconoscere Mosè e Elia.
Per la preghiera e la riflessione
Mi fermo per qualche minuto a riflettere su questa frase di S. Paolo: «Egli (Gesù) è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui» (1 Ts 5,10).

prof. Marco Forin