Omelia conclusiva del servizio episcopale di Mons. Pier Giorgio Micchiardi presso la Diocesi di Acqui

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Domenica scorsa 4 Marzo alle otto del mattino, Mons. Pier Giorgio ha celebrato la messa conclusiva della sua permanenza tra noi. La messa in cripta era meno frequentata del solito a causa della giornata fredda e della neve caduta nella notte. Ma calorosa è stata la partecipazione dei fedeli presenti.

Ho voluto registrare la seconda parte della sua omelia nella quale il vescovo ha voluto spiegare perché ritornava nella sua parrocchia di origine, Carignano:

SCARICA L’OMELIA.

In queste brevi parole tutta quanta la volontà di vivere quest’ultimo tratto del suo ministero episcopale là dove lo aveva iniziato e un invito a noi a proseguire il cammino della vita della nostra Chiesa:

“PERMETTETE che spieghi i motivi della mia scelta per il mio futuro, che mi aspetta per l’ultima parte della mia vita. Ho scelto di andare ad abitare nel mio paese dove sono nato e dove ho vissuto la mia fanciullezza, perché li non solo sono nato a questo mondo, ma sono nato alla Grazia, perché li ho ricevuto il Battesimo e li è spuntata anche la mia vocazione alla vita sacerdotale; e questo indubbiamente grazie al Signore e anche alla mia famiglia e grazie alla Comunità Parrocchiale. Voglio sottolineare questo fatto, dove per Comunità Parrocchiale intendo non soltanto il Catechismo, non soltanto la Messa, ma tutto un gruppo di persone che mi hanno dato l’esempio vivendo la vita cristiana. Ricordo ad esempio il Sabato sera la fila degli adulti che andava a confessarsi prima della Domenica; ricordo gli adulti che erano impegnati nella vita sociale del paese; ricordo gli adulti che davano l’esempio di generosità e di carità. 

Ho voluto ricordare questo per sottolineare l’importanza della Comunità Parrocchiale per la vita cristiana dei ragazzi e dei giovani. Quindi l’augurio mio è che questa Parrocchia, che è stata fino a questi giorni anche la mia Parrocchia, sia una Parrocchia che cresca nella fede, nella carità, nella comunione tra tutti, in modo che attraverso l’esempio, si possano aiutare le nuove generazioni ad incontrarsi con Cristo. 

Poi, ho scelto di vivere nella casa parrocchiale del mio paese facendo vita comune con i Sacerdoti che vi abitano. E questo l’ho scelto per mettere in pratica quello che ho detto tante volte ai confratelli Sacerdoti. E’ importante vivere la vita di fraternità tra Sacerdoti; questa fraternità è anche non solo un modo per aiutarci vicendevolmente a realizzare la missione che il Signore ci affida e che è servizio del popolo di Dio, ma anche un modo per essere un segno per la gente; un segno che fa pensare al Signore. Come il Sacramento del Matrimonio fa pensare all’unione tra Cristo e tutta l’umanità, cosi la fraternità tra Sacerdoti dovrebbe aiutare a pensare alle realtà importanti della vita cristiana e anche alle realtà future e suscitare, quindi, la speranza nel popolo cristiano.

Continuerò certamente ad essere unito spiritualmente a tutti voi. Ecco perché la Chiesa, quando accetta le dimissioni del Vescovo, mantiene a lui il titolo di Vescovo emerito; per dire che c’e’ ancora un legame con la comunità al cui servizio uno si è dedicato e questo legame spirituale sarà concretizzato soprattutto nella Santa Eucaristia. E come io mi impegno a pregare per voi, cosi anche pregate per me, perché possa vivere bene questo ultimo tratto di vita che il Signore mi concede. 

In questo momento vorrei mandare un pensiero e una preghiera a tutti i confratelli Vescovi che mi hanno preceduto, molti dei quali sono qui sepolti. Ricordo in modo particolare Mons, Maritano, che è stato quando ero seminarista mio insegnante e mio rettore di seminario. E una preghiera speciale per il nuovo Vescovo, che attendiamo e con cui ci impegniamo a collaborare per continuare, come dicevamo, questa lunga storia d’amore che dura da secoli in questa comunità cristiana. Sia Lodato Gesù Cristo. 

In queste parole una traccia anche per noi che restiamo nella diocesi di Acqui e nella parrocchia della Cattedrale.  Al termine dell’omelia ho preso  subito la parola per dire grazie e per confermare a lui il nostro ricordo, il nostro affetto e la nostra preghiera.

“Subito colgo la parola, anche se non è il momento corretto della liturgia, per confermarle che anche noi abbiamo pregato e preghiamo tanto in questi giorni, ricordando lei e gli altri Vescovi.  Sentiamo e sappiamo che le ci è vicino, ma la preghiamo di sentire e sapere che anche noi le siamo vicini, perché non possiamo dimenticare l’attività intensa di questi 17 anni e le vogliamo anche confermare che lo aspettiamo, che desideriamo rivederlo frequentemente e che fraternamente le abbiamo voluto e le vogliamo bene nel Signore”

Davvero il Signore lo accompagni e lo ricompensi di quanto ha fatto per la nostra diocesi in questi 17 anni. Il Signore gli dia anche serenità, conforto e possa riposarsi davvero (dP).