Omelia del Vescovo a conclusione del Giubileo della Cattedrale

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Carissimi,

1) Tanti pensieri affollano la mente in questo momento, in cui concludiamo, con la Santa Messa, le feste giubilari della Cattedrale.

Innanzitutto il ringraziamento al Signore per quanto la sua grazia ha operato in noi nell’occasione del detto giubileo: penso al pellegrinaggio della reliquia di S. Guido nelle zone pastorali in cui è suddivisa la Diocesi; penso alle giornate di studio, ai concorsi scolastici che hanno contribuito a far conoscere la bella Cattedrale. Penso alle celebrazioni delle scorse domeniche che hanno visto la presenza di gran quantità di popolo orante!

Grazie, o Signore, per tutte queste grazie e per altre che tu hai operato, in queste occasioni, nell’animo delle persone!

Aiutaci a non disperdere tali tesori da te a noi donati, ma a farli fruttificare per il bene nostro personale e comunitario!

2) La festa di Gesù Cristo Re dell’Universo ci suggerisce alcune indicazioni concrete su come far fruttificare la grazia del giubileo.

La seconda lettura ci ricorda che Gesù è il Risorto. Gesù è vivo e, quindi, presente nella nostra vita, perché noi siamo strettamente uniti a Lui.

Crediamo veramente che Gesù è “il risorto” e che è presente nella nostra esistenza?

La parola di Dio ci dice anche in che modo egli è presente.

Egli è il buon pastore, che ci conosce personalmente, ci conduce ai pascoli ubertosi (la sua parola, i suoi sacramenti), fascia le nostre ferite e cura le nostre malattie, fisiche e spirituali.

Egli è colui che ci giudicherà al termine della nostra vita, “quando verrà nella gloria”.

Questa espressione che appare nel Vangelo di oggi non si riferisce ad una fastosità, ma al come si è rivelato Dio nel suo Figlio Gesù durante la sua vita terrena. La sua gloria è stata la croce, dove egli ebbe fame, sete, fu esposto nudo, fu prigioniero, fu condannato a morte.

Egli, allora, alla fine dei tempi non solo si presenterà povero e sofferente, ma già adesso è presente nel povero, in colui che ha fame, sete; in colui che è senza vestito, è malato, è carcerato, è profugo.

Dunque Gesù risorto è presente nell’interno della nostra storia umana.

Dobbiamo rinnovare la fede in questa presenza di Cristo risorto e vivere le nostre giornate con questa certezza!

3) Nella prima lettura si afferma che Dio raduna le sue pecore (noi) “da tutti i luoghi dove erano disperse”.

Dio ci salva personalmente, ma ci vuole riuniti in una grande famiglia, la Chiesa. Ad essa ha affidato la sua parola, i suoi sacramenti; essa è incaricata da Lui ad annunciare a e testimoniare la gioia del Vangelo.

Ecco un altro suggerimento che la festa di Cristo Re dell’universo ci offre per far fruttificare la grazia del giubileo della nostra Cattedrale: ricordarci che siamo Chiesa, comunità, famiglia.

Questa è una conseguenza della precedente verità sulla quale ci siamo soffermati a meditare. Se Gesù trasmette la sua parola, ci offre i suoi sacramenti, si rende presente nei bisognosi, tutto questo avviene perché egli ha voluto costituirci comunità, Chiesa.

Chiesa dalla quale riceviamo la sua parola predicata con autorevolezza; Chiesa nella quale riceviamo il dono dei suoi sacramenti, Chiesa nella quale viviamo la carità fraterna e siamo tutti corresponsabili.

Chiesa fatta, certo, di santi e di peccatori (ricordiamo la parola di Gesù: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”), ma pur sempre comunità attraverso la quale Gesù ci raduna, ci dona la sua grazia. E’ anche comunità a cui Gesù affida una missione: “Andate, predicate, battezzate”.

Vogliamo davvero evitare che le celebrazioni giubilari siano una pura formalità? Cresciamo nella consapevolezza di essere Chiesa; accogliamo i doni che Gesù ci offre attraverso la Chiesa (parola, sacramenti); serviamo Cristo nei fratelli che formano la Chiesa, specialmente nei più bisognosi.

Al Cardinale Bagnasco, che è stato tra noi domenica scorsa, è stata posta questa domanda: “Notiamo una disaffezione crescente dalle pratiche cattoliche. Cosa rimane dell’esperienza passata?”. Ed egli risponde: “Sarei tentato di rispondere con quello che la Chiesa fa e che rende le nostre parrocchie un riferimento sicuro sul territorio. A preoccupare deve essere piuttosto la stanchezza con cui a volte proprio noi credenti ci trasciniamo; la tiepidezza di un credere vissuto senza “esagerare”…

Quando si entra in quella zona di tiepidezza e opacità anche le cose più grandi e sacre diventano grigie…

Il risultato è una fede non vissuta, ma vivacchiata, languida, poco significativa, alla stregua di chi si illude di poter amare a metà”. Guido ci aiuti ad essere una Chiesa che non ama a metà!

4) La parola di Dio, oggi, ci ricorda che Gesù è il risorto; ci richiama il fatto di essere Chiesa, una comunità, una famiglia.

Ci ricorda anche che siamo in cammino verso l’eternità.

Ce lo rammenta l’apostolo Paolo e soprattutto il brano di Vangelo. Non abbiamo su questa terra una dimora stabile!

Per far fruttificare la grazia del giubileo della nostra Cattedrale è urgente, in questo nostro tempo problematico e caratterizzato da uno sguardo miope, che ciascuno di noi, che le nostre Comunità siano un faro di speranza, di speranza cristiana. Hanno scritto i Vescovi italiani in un documento sulla parrocchia: “La proiezione verso un traguardo che è oltre la nostra storia umana è ciò che, alla fine, dà senso alla vita della parrocchia. In essa si riconosce un segno, tra le case degli uomini, di quella casa che ci attende oltre questo tempo, “la città santa”, “la dimora di Dio con gli uomini” (Ap 21,2-3), là dove il Padre vuole tutti raccogliere come suoi figli” (da “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” n. 13).

Il richiamo ad “una storia di amore lunga 950 anni” (così sono state descritte le celebrazioni che oggi concludiamo) accenda in noi il desiderio di contemplare faccia a faccia il volto di Dio e ci aiuti a suscitare nel cuore di tanti nostri fratelli e sorelle il desiderio di pienezza di vita e di gioia che ci attende nell’aldilà.

5) Guido, 950 anni fa, ha dedicato al culto questa chiesa Cattedrale col titolo della Beata Vergine Maria Assunta.

La nostra diocesi è ricca di chiese dedicate a Maria, la Vergine credente, la Vergine che ha amato intensamente Dio e i fratelli, la Vergine che ha atteso, con viva speranza nel cuore, la risurrezione di Gesù e il ricongiungimento, in cielo, con il Figlio glorificato dal Padre.

C’è una chiesa, in Acqui, dedicata a Maria e ricordata dai diocesani come la chiesa della Madonna Pellegrina. Lì, infatti, è custodita la statua di Maria Vergine e Madre che ha pellegrinato, nel lontano 1951, per tutte le parrocchie della Diocesi.

Al termine delle feste giubilari della Cattedrale intendo proclamare ufficialmente quella chiesa “Santuario diocesano”, con l’auspicio che in quel luogo sacro gli acquesi e tutti i fedeli della Diocesi possano recarsi per presentare a Maria Vergine gioie e dolori personali, della comunità e del mondo intero.

In tale Santuario l’8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, consacrerò alla Vergine Maria, cioè metterò nelle sue mani, tutta la Diocesi, perché ella, assieme a S. Guido, ci aiuti a continuare con impegno e con gioia la “lunga storia d’amore” che dura ormai da 950 anni!

+ Pier Giorgio Micchiardi, Vescovo.