Il Giubileo e i suoi Frutti

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Raccolgo dall’Omelia del Vescovo alcune indicazioni che possono esser utili a ciascuno di noi e di riflessione per la nostra chiesa parrocchiale e diocesana per tenere vivo lo spirito, il senso e la verità del giubileo della nostra Cattedrale.

Il primo frutto indicato dal Vescovo fa riferimento alla seconda lettura della Solennità di Cristo Re. La quale ci ricorda che Gesù è il Risorto. Gesù è vivo e, quindi, presente nella nostra vita, perché noi siamo strettamente uniti a Lui. Egli è il buon pastore che ci guida e che fascia le nostre ferite. “Crediamo veramente che Gesù è “il risorto” e che è presente nella nostra esistenza? “. Questo è il nocciolo centrale della nostra fede e della nostra religione.

Il secondo frutto fa riferimento alla prima lettura. Essa afferma che Dio raduna le sue pecore (noi) “da tutti i luoghi dove erano disperse”. Dio ci salva personalmente, ma ci vuole riuniti in una grande famiglia, la Chiesa. Ad essa ha affidato la sua parola, i suoi sacramenti; essa è incaricata da Lui ad annunciare a e testimoniare la gioia del Vangelo. Questa è una conseguenza della precedente verità sulla quale ci siamo soffermati a meditare. Se Gesù trasmette la sua parola, ci offre i suoi sacramenti, si rende presente nei bisognosi, tutto questo avviene perché egli ha voluto costituirci comunità, Chiesa. Chiesa dalla quale riceviamo la sua parola predicata con autorevolezza; Chiesa nella quale riceviamo il dono dei suoi sacramenti, Chiesa nella quale viviamo la carità fraterna e siamo tutti corresponsabili. Ecco un altro suggerimento che la festa di Cristo Re dell’universo ci offre per far fruttificare la grazia del giubileo della nostra Cattedrale: ricordarci che siamo Chiesa, comunità, famiglia. E come membra vive di tale edificio  vivere, lavorare, costruire.

Il terzo frutto. Per far fruttificare la grazia del giubileo della nostra Cattedrale è urgente, in questo nostro tempo problematico e caratterizzato da uno sguardo miope, che ciascuno di noi, che le nostre comunità siano un faro di speranza, di speranza cristiana.  Il richiamo ad “una storia di amore lunga 950 anni” (così sono state descritte le celebrazioni che oggi concludiamo) accenda in noi il desiderio di contemplare faccia a faccia il volto di Dio e ci aiuti a suscitare nel cuore di tanti nostri fratelli e sorelle il desiderio di pienezza di vita e di gioia che ci attende nell’aldilà.

E per noi parrocchiani del Duomo?

Conservare e trasmettere ai posteri il tempio della Cattedrale, non come museo soltanto, ricco di storia e di Arte, ma amare e”vivere” la Cattedrale come “casa comune della famiglia acquese” segno della presenza di una comunità riunita attorno al Vescovo.

E per raccogliere le insistenti spinte del Vescovo Pier Giorgio, provare ad iniziare a leggere la Bibbia, a studiare, pregare, vivere nella dimensione parrocchiale, la Parola di Dio. Possiamo provare già ora nel tempo di avvento?

dP